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La tv delle “tre I”: Ibrida, Interattiva e su Internet

DVBIDVB-I: la televisione del futuro, già oggi

DVB-I, acronimo di Digital Video Broadcasting-Internet, è uno standard aperto che mira a rivoluzionare la distribuzione televisiva irradiando gli stessi canali televisivi tradizionali in modo parallelo, sia in modalità tipica broadcast - quindi sulle reti trasmettitori del digitale terrestre - sia sulla rete internet.

“Possiamo non solo immaginare un futuro, ma anche sperimentare già oggi in modo reale l’accesso a una gamma completa di canali televisivi, che diventano indipendenti dal metodo di ricezione, sia terrestre, sia satellitare o via cavo IP, ossia su internet, mediante una connessione internet a banda larga”.

Così apre il discorso sul DVB-I Simone Murgia, responsabile dell’innovazione tecnologica nel Gruppo Mediaset. 

 

Caratteristiche principali del DVB-I

Il DVB-I si sforza di offrire la migliore esperienza di visione possibile, unificata, indipendentemente dal metodo di consegna, IP e/o broadcast. 

È uno standard progettato per essere adattabile e scalabile, garantendo la sua rilevanza nel panorama mediatico in continua evoluzione.

L'adozione diffusa del DVB-I richiederà la collaborazione tra emittenti, fornitori di servizi internet, produttori di dispositivi e organismi di normazione.

Ha il potenziale per migliorare l'industria televisiva offuscando i confini tra la trasmissione tradizionale e i contenuti basati su internet. 
Mira a fornire un'esperienza di visione più qualitativa ma anche personalizzata, interattiva e coinvolgente, offrendo allo stesso tempo nuove opportunità per creatori di contenuti e inserzionisti. 


Alberto Bruno, vice direttore marketing strategico di Mediaset dice: 

“Siamo di fronte a uno standard tecnologico che integra la lista canali del televisore esistente, nel caso di Mediaset, Rete4 Canale5, Italia1 e Il20, unendo alla tipica risorsa distributiva digitale terrestre, quella internet. 

Mediaset in tal senso è apripista in Europa, infatti la sperimentazione non è effettuata in ambienti chiusi tipo laboratori, come avviene in Germania e Inghilterra e Francia, ma nel mondo reale sul territorio italiano e su circa centomila televisori”. 


Il DVB-I fa in modo che l’apparecchio televisivo in casa dell’utente, funzioni normalmente e sia comandato tramite la tipica lista con gli stessi canali che sono ricevibili in parallelo sia dal DVB-T che da internet, in modalità trasparente per l’utente.

Questo avviene con logiche di priorità impostabili, ossia è possibile da parte del broadcaster, decidere a priori a quale sistema di distribuzione dello stesso segnale dare priorità, al DVB-T o all’IP.

Mediaset, dopo essere partita con la prima fase di sperimentazione interna nel 2022, dal maggio del 2023 la ha trasformata in un “market trial” pubblico. 
Oggi questo sistema è fruibile sul mercato da televisori a marchio Vestel abilitati, in grado di ricevere e gestire segnali DVB-I e Mediaset sta lavorando assieme ad altri costruttori di apparecchi tv smart, dato che è sufficiente un semplice upgrade sul sistema operativo da scaricare come una app per rendere uno smart tv compatibile a questo standard.

“Ovviamente” riprende Alberto Bruno, “in questa seconda fase la sperimentazione tende ad ampliare il più possibile il parco di televisori disponibili che, mediante un semplice aggiornamento del sistema operativo, potrebbe rendere compatibili la grande maggioranza degli smart tv già sul mercato”.

 

SimoneMediasetPer l’utente

I canali tv Mediaset attualmente considerati sperimentali in Full HD 1920p sono il 504, 505, 506 e 520 e, da parte dell’utente, la motivazione trainante per l’utilizzo di questo servizio è che in questo caso non sussistono più le tipiche limitazioni di banda del digitale terrestre. 

Nel DVB-I la qualità di visione può essere superiore e sarebbe del tutto possibile seguire se non anticipare qualsiasi evoluzione futura di qualità e di standard, salendo anche di molto con la qualità di visione e la quantità di servizi adiacenti. 

 

Una tecnologia trasparente 

Ad oggi Mediaset ha impostato la priorità che menzionavamo preferendo la consegna dei canali sintonizzati ai numeri 504, 505 ,506 e 520 in modalità IP, quindi, se il televisore è in grado di ricevere una buona banda, sceglie di produrre immagini da internet in 1080p e trascura il segnale broadcast in digitale terrestre. 
Nel caso, invece, rilevi delle problematiche sui pacchetti digitali consegnati via internet, il televisore commuta in modo immediato e trasparente sul segnale in ricezione broadcast e sullo stesso numero canale di sintonizzazione LCN, come da numerazione nazionale ufficiale.

 

Simone Murgia specifica: 

“La motivazione trainante, iniziale e fondamentale, che ci ha portati al DVB-I è poter dare la maggiore qualità possibile -solo- a chi ne può effettivamente fruire. Ossia è inutile e anti economico veicolare una qualità elevata per tutti, ad esempio il 4K, andando a consegnare un segnale così qualitativo anche a chi non ha un televisore in grado di apprezzare i miglioramenti. Con il DVB-I possiamo fornire la massima qualità a chi ha ricevitori in grado di visualizzarla, ma nel contempo continuare a fornire un servizio ottimo e universale a tutti gli altri spettatori i cui televisori continuano normalmente a visualizzare il segnale digitale terrestre”.

 

Alberto Bruno precisa: 

“Il punto di partenza importante da considerare era che le risorse distributive broadcast sono intrinsecamente limitate nella capacità trasmissiva tipica e non potranno crescere. 
Il DVB-I riesce agevolmente a superare questo limite.
Questa estensione permette quindi di mantenere l’offerta lineare competitiva rispetto al VOD, dove la qualità è già disponibile e scalabile”.

 

Anche e soprattutto nello sport

Il DVB-I nasce innanzi tutto come standard per la tv lineare via internet e quindi lo sport è sicuramente il campo applicativo ideale: basti pensare al calcio e ai goal che vengono visti senza ritardo.

Nelle modalità classiche di distribuzione tipo unicast via internet, si hanno tipicamente dei ritardi comuni tra broadcast, satellite, digitale terrestre, e IP.

Quindi, anche senza considerare problematiche possibili di buffering tipiche di una rete sovraccarica, le CDN classiche utilizzate dal VOD propongono – comunque - eventi sportivi con un certo ritardo.

Il trial oggi in atto con Mediaset è stato implementato per consentire una sperimentazione nel mondo reale che non va in conflitto col broadcast ma lo complementa, infatti non garantisce solo una qualità molto elevata di visione ma - soprattutto - garantisce anche l’assenza di ritardo fra IP e broadcast.

Tutto è perfettamente in sincrono e la visione dello stesso evento effettuata su due televisori affiancati per un test, uno in modalità ricezione broadcast e uno in ricezione IP, risulta perfettamente contemporanea, in passo, e a volte si è dovuto addirittura rallentare il segnale IP.

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Simone Murgia riprende: 

“I vantaggi proposti dal DVB-I sono davvero parecchi, a partire dal non avere un vincolo di qualità, soprattutto sulle aree dove proprio la qualità fa la differenza, per esempio per la presenza di capacità broadband e la diffusione di televisori a grande schermo di alta qualità 4K HDR.
Inoltre, non impone a priori di decidere se distribuire un canale in modalità IP o broadcast. 
Consente di infatti dare servizio a tutti e proporre il “massimo disponibile” a chi può apprezzarlo.

Questo consente di evitare sprechi mettendo in campo un’efficienza di distribuzione ottimale con evidenti risparmi di scala (evitare di distribuire un’ampiezza di banda a chi non sa che farsene).

Un altro tema determinante è: oggi il prodotto televisivo deve avere tutte le caratteristiche del broadcast, come, prima di tutto, la sincronicità che il DVB-I garantisce. 

Dal punto di vista tecnologico, il DVB-I richiede l’impiego di apparati in grado di garantire encoding di tipo low latency (tutt’altro che banali e scontati), quindi abbiamo dovuto portare l’esperienza low latency sui televisori in cui ha senso la visione in diretta”. 

 

Niente vincoli, sperimentazioni benvenute

Non avendo virtualmente vincoli di banda, non esistono nemmeno vincoli di canali, se non ovviamente il rispetto della numerazione LCN del digitale terrestre che è regolamentata per legge.

Quindi, anche se quest’idea per ora non è ancora stata sperimentata, il DVB-I può consentire di creare, per la distribuzione esclusiva su IP, una serie di canali temporanei e contemporanei.

Potrebbero diventare molto utili in un evento sportivo che si svolge in contemporanea su più campi o zone, dove l’utente può scegliere quale evento seguire, semplicemente cambiando canale sul telecomando (quindi secondo procedure assimilate). 

 

Alberto Bruno riprende: 

“Tutte le sperimentazioni che come Mediaset abbiamo messo in atto oggi sono - ovviamente – del tutto aderenti alla regolamentazione, e la curva di apprendimento da parte dello spettatore che utilizza un televisore in modalità DVB-I è uguale a zero. 
La sperimentazione del multicanale temporaneo, sarà possibile solo quando e se il legislatore interverrà per regolamentare il numero dei canali utilizzabili a questa finalità e il loro collocamento nella lista canali standard.

Inoltre il DVB-I consente di vedere i canali del digitale terrestre anche su televisori che non sono collegati ad antenna esterna, per esempio nella camera dei ragazzi sprovvista di presa antenna dove arriva solo il wifi domestico.

Un altro vantaggio del DVB-I come standard aperto e disponibile a tutti è nel rispetto di tutte le altre tecnologie, dato che si pone come sevizio complementare al broadcast e senza alcuna volontà di cannibalizzare altri mercati o offerte”.

 

MurdiaDVBISimone Murgia riassume: 

“Il DVB-I serve a identificare la risorsa distributiva migliore per l’utente in quel momento.

Il mondo già esistente delle App per l’interattività, tipico dell'HbbTV (Hybrid Broadcast Broadband TV) è del tutto compatibile col DVB-I e vi si può appoggiare con mutuo vantaggio.

Oggi per crescere nel broadcast bisogna “ibridare”: dobbiamo assicurarci la maggiore garanzia di consegna di quel contenuto in modalità lineare, e sopra a questo possiamo inserire il servizio di multicamera. Fino a ieri questo era possibile solo su segnale broadcast, mentre questa tecnologia consente di inserire multicamera e interattività anche sui canali distribuiti via IP con grande qualità”.

 

Varianti tecnologiche da considerare

La tecnologia richiesta dal DVB-I e i rami di applicazione non sono complessi in quanto dal lato trasmettitori e reti di trasmissione esistenti non è richiesto alcun intervento e i televisori installati già oggi dispongono del triplo front-end, satellite, digitale terrestre e IP e. Quindi, ad oggi mancava solo lo standard per commutare in modo ibrido e trasparente per l’utente tra questi sistemi di distribuzione.

Lo standard software utile per il DVB-I non è proprietario ma aperto a tutto il sistema televisivo, quindi non è di nicchia. 

L’unica richiesta tecnologia è la presenza di un sistema di encoding molto efficiente e senza latenza. 

Il trial in atto è utile per dimostrare dal vero che la tecnologia esiste, è in campo, ed è utile per stimolare tutti i costruttori di televisori ad implementarla nei propri apparati. 

Questo consentirà, per strada, anche di constatare quali possano essere eventuali altre problematiche nel mondo IP”.

 

Alberto Bruno chiude: 

“Abbiamo già fatto molto per promuovere questa nuova tecnologia ma manca ancora l’ultimo step non da poco, che il regolatore, Agcom, sia favorevole ad abbracciare questa tecnologia e validarla tra le strade percorribili in pacifica convivenza con il regime regolamentare già esistente, garantendo quindi una standardizzazione comune, contro possibili differenziazioni ti po far west. Tutto deve essere infatti gestito all’interno della numerazione dei canali esistente in modo regolato ed ordinato”.

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