Video Professionale

DBW alcune problematiche legate al 3D

DBW COMMUNICATION srl è una società con sede a Roma che dal 2000 fornisce audiovisivi e servizi innovativi per il cinema e la tv, come le riprese aeree mediante droni e poi mezzi mobili in HD di cui uno in 3D.

DBW COMMUNICATION, è socio fondatore del '3D STEREOSCOPIC GROUP, il consorzio europeo nato per la produzione e distribuzione di contenuti Stereo 3D realizzati dal vivo. Gli altri partner sono EUTELSAT Sa e OPENSKY Srl.

 

[roberto landini presspool in pubblicazione su Backstage Ed Tecniche Nuove, tutti i diritti riservati]

Stefano Rebecchi di DBW Communication ci ha descritto di alcuni tipici problemi legati al 3D.

"Tutti i materiali video realizzati per una visualizzazione in 3D stereoscopico sono soggetti a un vero e proprio quality control molto severo. È stato infatti creato un vero protocollo per realizzare un buon prodotto in 3D.
Si tratta di standard molto restrittivi perché a differenza del 2D, il materiale video in 3D può generare disturbi di tipo percettivo anche seri e anche fisici, quando è mal realizzato."

Prima correzione
La prima correzione avviene sull'immagine: i due obiettivi diventano i nostri occhi digitali. Però essendo dei dispositivi meccanici composti da lenti, metalli, etc. non sono mai del tutto identici e quindi "vedono" in modo differente; e ciò produrrà una visione sfasata tra i due occhi, potenzialmente causando problemi oculistici a volte gravi.
I primi parametri, infatti, su cui si effettua un controllo sono le differenze di fuoco, e la profondità di campo differente. Il cervello cerca costantemente di correggere e limitare queste imprecisioni che a lungo andare affaticano il nostro cervello.

Secondo problema
Altri problemi sorgono dalle telecamere che producono immagini leggermente più alte l'uno dall'altra.
Una differenza anche soltanto di 1mm nelle riprese effettuate da due teleobiettivi spinti diventa molto sensibile ed enfatizzata e produce molte sfasature nelle proporzioni dall'altezza di uno stesso soggetto. Ed è un po' come se uno dei nostri occhi guardasse verso l'alto e l'altro verso il basso, in contemporanea.
Questo è l'errore di parallasse verticale: il cervello accoppia queste due immagini che non coincidono e non riesce a fonderle nella stereoscopia, senza creare problemi.

Terzo problema
Oltre ai problemi meccanici di ottiche e telecamere, molti altri sono legati al linguaggio e molto complessi. A esempio, la "violazione della finestra stereoscopica".
In un'immagine 3D abbiamo la sensazione che il perimetro dello schermo sia una finestra attraverso cui guardiamo la scena.
Qui entra in gioco lo "stereografo", figura professionale nuova nel cinema, che determina il posizionamento spaziale degli oggetti, sul fondo, dietro allo schermo o sul piano frontale, oppure ancora escono da esso e si avvicinano allo spettatore: un oggetto che viola la parete invisibile dello schermo.
La nostra mente ci assicura che ciò vedono gli occhi sullo schermo è reale; capita però a volte che, per esempio, in una ripresa di un mezzobusto il viso "esca" dal confine naturale dello schermo mentre il corpo rimanga all'interno in modo innaturale, magari perché non è compreso nell'inquadratura. Il paradosso ottico è prospettico e la scena va al di là della nostra normale comprensione di persone e oggetti. Il cervello automaticamente "ricolloca all'indietro" questa testa che la logica interpreta in posizione errata e ciò genera una sensazione di disagio psichico e a volte fisico.
In pratica è determinante "far uscire dallo" schermo solo oggetti piccoli, molto più piccoli della sua cornice.

Il primo controllo
Un primo controllo in un film è sicuramente di tipo globale, di percezione dell'opera complessiva.
Quindi lo stereografo deve trovare "corretto" il materiale. Se qualche dubbio rimane, si passa al test attraverso una macchina che controlla e oggettivizza il test, tramite il raffronto interno con un'infinità di parametri che devono autenticare il filmato stesso.
La macchina o "processore stereoscopico" è della Sony o della 3ality e prevede diverse possibilità di analisi dei contenuti, spesso addirittura a velocità nominale.
Poi spesso viene effettuata una terza analisi del film in quanto, se la macchina riporta un'analisi oggettiva esistono però dei casi in cui la violazione della finestra stereoscopica è intenzionale e giustificata perché è "d'autore".

Tra cinema e tv
Nel cinema il punto di ripresa è sempre singolo, mentre nelle riprese 3D in tv, come nello sport, vi sono stacchi tra i diversi punti di vista che corrispondono alle posizioni delle molte telecamere in campo, sempre doppie per ogni posizione. DBW Communication riesce a gestire contemporaneamente fino a 26 telecamere HDTV per riprese in 3D-HD attraverso l'utilizzo di 13 Rig stereoscopici motorizzati. Tutte le funzioni dei Rig, così come quelle delle telecamere, sono controllate da una serie di motori C-Motion ad alta precisione.
La gestione di tutti questi "punti camere" assieme nel live, dove la correzione è effettuata in tempo reale, è molto difficile.
Le macchine sono tutte collegate in fibra ottica alla regia e dotate di motori di altissima precisione. Sono loro che mandano i meta dati di informazioni di comando alle ottiche e tutto transita attraverso cavi in fibra che li collega alla regia 3D.
Tutte le informazioni confluiscono in un processore e ogni camera dispone di un suo processore dedicato, molto costoso. Un professionista apposito -o "convergence puller"- controlla tale processore. Prima che registra "chiami in onda" quella determinata coppia di telecamere è proprio il convergence puller ad effettuare le continue correzioni di convergenza e nel caso a lui sfugga "qualcosa" la macchina che corregge queste imperfezioni.

La dimensionalizzazione
Nello sport, per sfruttare al massimo i molti punti di ripresa che sono presenti sul campo, vengono utilizzati anche alcuni segnali in arrivo dalla regia 2D in HD, convertiti in tempo reale in 3D, e integrati con resto della produzione 3D. Queste inquadrature spesso sono riprese con obiettivi molto lunghi, tipo il 90x, e la trasformazione da 2D a 3D implica solo un ritardo di tre frame, il tempo che il processore stereoscopico impiega nella conversione.
Partendo dalla considerazione che i due fattori che determinano il 3D sono la distanza esistente tra gli obiettivi - che cerca di ripetere la distanza tra gli occhi, e il punto in cui gli occhi si incrociano - che rappresenta la convergenza, in una partita di calcio in 3D la sensazione della profondità viene -talora- ricreata in modo molto superiore a quella che avrebbe lo spettatore seduto nella stessa posizione da cui le telecamere riprendono.
Questo avviene poiché gli obiettivi vengono volontariamente allontanati e posizionati ad una distanza superiore a quella effettiva che c'è tra le pupille e in alcuni casi si arriva addirittura ad oltre 70 cm. Questo farà in modo che le informazioni tra due occhi differiscano tantissimo. Tutto ciò succede per le telecamere poste più in alto quindi più lontane, in cui l'effetto 3D viene molto enfatizzato.

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