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Competenza, passione, talento e tecnica.

Competenza, passione, talento e tecnica.

In presa diretta con Renzo Barzizza, da suoi 50 anni di esperienza.

Renzo Barzizza, montatore, regista e produttore cinematografico di fama da oltre cinquant'anni. Per sommi capi può essere descritto come una persona che viene dalla "tecnica" ed è quello che ha fatto la differenza per molto tempo, quando la competenza del produttore era molto superiore rispetto a quella di adesso e, come lui stesso conferma, "forse c'era anche più passione per un lavoro che comunque è molto particolare: la produzione cinetelevisiva applicata alla pubblicità".

[di Roberto Landini, in uscita su Millecanali, Ed Tecniche Nuove, tutti i diritti sono riservati]

Dopo un inizio come assistente al montaggio di Enzo Monachesi, si fa strada come montatore free lance, apre la Renzo Barzizza e, qualche anno dopo, fonda la Green Movie, associando il suo gruppo di montatori di cui coordina l'attività. Dopodiché sceglie l'avventura come socio del genovese Piergiorgio Jaccarino, personaggio di talento anche se un po' spregiudicato, nella Nuova Produzioni Audiovisivi, e, con una ventata di tecniche audiovisive molto innovative per l'epoca, i due soci si affermano molto rapidamente tra i produttori più qualificati. Siamo alla fine degli anni '70 e ottengono riconoscimenti importanti sia in Italia che al Festival di Cannes ('78, bronzo con Ceat e '79, argento con Lancia). Esce burrascosamente dalla NPA, e riprende la sua attività da libero professionista; arriva presto l'offerta della BRW per il ruolo di capo edizione (ma anche di regista) dove, "occupandomi direttamente anche di una parte dei montaggi, assicuravo sia la qualità che la puntualità nelle consegne.

Competenza e padronanza
Renzo Barzizza in persona ci dice: "Allora si usava la pellicola, con tutti i suoi problemi di gestione; non si potevano fare sbagli con i laboratori di sviluppo e stampa; c'erano spesso da realizzare truke complicate, e un errore di impostazione e di esecuzione veniva scoperto un paio di giorni dopo; allora l'unica possibile "preview" era saper proporre al cliente il progetto con bei layout e magari anche con qualche provino, però se c'era tempo.
Quindi la competenza e la padronanza del mestiere erano assolutamente fondamentali, disponendo normalmente di pochissimo tempo per le consegne alle emittenti. Devo dire che gli errori in BRW erano piuttosto rari. Era anche molto importante, in fase di pianificazione, valutare correttamente i tempi di un sempre possibile rifacimento, che spesso si risolveva nel cuore della notte. Un momento davvero fondamentale era il progress del venerdì in cui si discuteva e si impostava il plannig e la time table della settimana successiva. Capacità organizzativa e attenzione ai dettagli. Quando ho aperto la mia casa di produzione, la Renzo Barzizza e Associati, curiosamente i miei primi clienti non sono arrivati tramite quelle agenzie che già mi conoscevano, ma da altre che forse volevano mettermi alla prova; poi sono ritornate anche quelle con cui avevo già lavorato ai tempi della BRW, come la Livraghi & Ogilvy, Armando Testa, Broucc e via dicendo. I soci di capitale della RBA erano buoni amici, detenevano il 49% del capitale sociale, si fidavano, e non avevano nessuna possibilità o volontà di interferire nella gestione dell'azienda; si limitavano a ritirare i loro utili. E a proposito degli utili, ecco l'andamento del fatturato a partire dall'83: 800 milioni di lire circa il primo anno, 1.800.000.000 il secondo, 2.800.000.000 il terzo, 3.800.000 il successivo; insomma, incrementavo il il fatturato di circa un miliardo all'anno, per arrivare alla punta massima di otto miliardi, prima della crisi di mercato che si presentò a cavallo degli anni '89/91. Intanto la situazione generale era in rapido mutamento. Fino a che il mercato è stato (quasi) esclusivamente nazionale, da gestire con i registi e i talenti italiani, eravamo in grado di competere ad armi pari anche con la BRW e la Film Master; poi, quando il mercato si è fortemente internazionalizzato, devo dire che ne ho perso parzialmente il controllo. Colpa mia, non conosco sufficientemente l'inglese. I film non venivano come volevo io, proprio per la mia incapacità di colloquiare in modo chiaro con i professionisti stranieri, registi, direttori di fotografia, producer, e poter discutere a fondo tutti i dettagli della produzione, come ho sempre fatto nel corso della mia attività. Per me la produzione deve essere semplicemente la verifica finale che tutto lo studio e le previsioni fatte in fase di pre produzione sono state esaustive.
In altre parole: se la pre produzione è affrontata e sviluppata in modo corretto non ci saranno sorprese durante la produzione. Con gli stranieri, malgrado l'utilizzo di pur preparatissimi interpreti, spesso non ottenevo risultati che mi aspettavo.
Il successo non è certo mancato anche nel corso di questi anni certamente più difficili, con film che hanno ottenuto premi e riconoscimenti internazionali. Un'ultima notazione: nel '95 abbiamo voluto realizzato un cortometraggio di trenta minuti, una mezz'ora di buon cinema, quasi profetico nei contenuti circa la piega che prendeva la politica italiana (e non solo italiana); film integralmente autofinanziato, costo centocinquanta milioni, co-prodotto con Film Master, ma interamente progettato e realizzato dalla RBA. Titolo, "Ketchup", regia di Carlo Sigon. Grandi soddisfazioni, Gran Premio della Giuria a Venezia, primo premio a Torino, vincitore a Toronto, che ci ha fatto pensare anche ad un cambio di paradigma circa i destini della RBA, anche se poi non è successo nulla, nella solco della migliore tradizione italiana (dove "migliore" vorrei che suonasse fortemente ironico...).
In quegli anni i produttori che non aveva buone competenze tecniche erano però spesso formidabili account, come Romieri, il mio maestro, o Giorgio Marino ; in ogni caso quella generazione di professionisti amava questo lavoro, pur con tutte le contraddizioni che lo caratterizzano. Di questi tempi invece vedo persone, anche simpatiche, ma che non conoscono affatto il mestiere; in qualche caso caso, solo piccoli arrampicatori sociali, giovanottelli rampanti, incompetenti, spesso del tutto incapaci di valutare e pesare le difficoltà di un progetto, di "leggere" uno storyboard, con il rischio (o la certezza) di sparare valutazioni o cifre campate in aria.

94-95
Tra il '94 e il '95 ci fu nel nostro settore un tentativo folle di acquisizione clienti, praticando un dumping tanto insensato quanto autolesionista, sia per chi lo esercitava che per il mercato in generale. Anche prima del '94 ci furono case di produzione tentate da politiche di questo tipo: la Central Production, tanto per citare la più pericolosa, ma poco dopo andata in fallimento. Ma con BBE e poi BBE Politecne fu raggiunto un apice di insensatezza: ogni volta che me li trovavo in gara, proponevano prezzi che corrispondevano ai miei costi, con le conseguenze di mercato che potete immaginare. I cost controller minimizzavano, a voler essere generosi nel giudizio; e le agenzie brillavano per la loro assenza nel contrastare un fenomeno così pericoloso. La giustificazione più articolata era "ma al mio cliente conviene!" La tecnica era semplice:
se il mio piano di produzione prevedeva cinque giorni di shooting, il piano del concorrente ne ipotizzava quattro; progetto impraticabile che a gara vinta, e a film realizzato, produceva soltanto perdite. Un esempio? Martini, scippato alla RBA a gara vinta (e questa è davvero una brutta storia); oppure Ariston, per la regia di Wim Wenders; sicuramente bei film, ben realizzati; peccato che professionisti, fornitori e attori abbiano incassato poco o nulla per la loro prestazione o attività. Di Ariston ne so abbastanza, perché, come presidente di Miss Edith, ho gestito le successive riedizioni per conto del cliente, dopo l'inevitabile e alquanto fragorosa bancarotta delle due società.

Formazione e Pandua
1995: RBA chiude l'anno con otto miliardi di fatturato, e perdite per più di trecento milioni; lavorare al costo o con margini risicati, è molto pericoloso. Ripiano le perdite e decido di liquidare la RBA, pagando tutti fino all'ultima lira; e tenendomi un efficiente ramo d'azienda, Miss Edith, specializzata nella post produzione, che ho gestito dal 1996 al 2001, anno in cui l'ho ceduta alla Blue Gold. Poi l'insegnamento (Scuola Civica di Cinema, Accademia di Comunicazione, molti corsi di formazione, gli "FSE", finanziati dall'Unione Europea); bellissima esperienza, dove ho conosciuto molti ragazzi davvero in gamba. Per esempio Massimo Sbaraccani, con cui ho fondato Pandua, "not just a production company", di cui detengo tuttora una quota significativa, pur non essendo più operativo, e avendo passato la gestione dell'azienda a Massimo e ad un altro ottimo professionista, Daniele Cereda. Sono i miei eredi naturali, credo che alla mia età si possa già parlare di eredità.

Oggi
In conclusione: oggi c'è molta improvvisazione, a tutti i livelli; grossi clienti che chiedono di realizzare film complicati con budget ridicoli, e agenzie internazionali che li sostengono, aprendo gare davvero insensate a cui partecipano strutture che per i motivi più disparati accettano sfide da cui escono con le ossa rotte. Un mercato degradato in cui sono saltate quasi tutte le regole. Poi capita di lavorare con qualche cliente diretto, in cui la mediazione dell'agenzia è ridotta al minimo o non esiste proprio, e respiriamo. Chi sa produrre un qualunque bene o servizio, e che sia di buona qualità, capisce facilmente le nostre ragioni, tecniche ed economiche. Ignoranza, presunzione, spesso arroganza; quindi cattive politiche con tutto quello che ne consegue.
Sì, è un momento di crisi. Non che "ai miei tempi" tutto fosse facile; e la crisi che ho raccontato lo conferma. Però c'erano grandi professionisti, maggiore competenza e serietà. E passione, insisto, passione. Giancarlo Livraghi, Michele Rizzi, Armando Testa, Alberto Cremona, Emanuele Pirella; oppure, dall'altra parte della barricata, Giulio Romieri, Giorgio Marino, Lentati e Magrì... Grandi personaggi, davvero. Crisi epocale, in cui la politica si è immiserita sia nei massimi sistemi, che nel quotidiano delle attività economiche, inclusa la nostra. Non ho altro da dire e spero di essere stato sufficientemente chiaro. Un saluto ai colleghi più giovani, con l'augurio che la buona politica ritorni; e magari prevalga."

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