Il tradizionale appuntamento con lo SKY Sport Summit in collaborazione con SVG Europe si è tenuto il 23 novembre 2021 in modalità virtuale dalla sede di Sky Milano Santa Giulia, all’insegna del “fare rete” per scambiare importanti opinioni esperienze e sensazioni sul mondo - in grande evoluzione - del broadcast sportivo.
Gli argomenti affrontati in 5 sezioni sono stati:
- il 4K in produzione: a che punto siamo?
- Operazioni remote e distribuite: cosa abbiamo imparato dal COVID
che affrontiamo in questa prima parte e
- Tecnologia e narrazione
- Sostenibilità nelle trasmissioni e produzioni sportive
- L’impegno di SKY verso il “Carbon Zero”
che affronteremo -a brevissimo- in una seconda parte.
L’evento, introdotto in uno studio virtuale da Riccardo Botta (Group Director CXD – Content eXperience & Distribution ops) ha aperto i lavori con il saluto di Alessandro Reitano (Senior Vice President Sport Production Sky e SVG Europe's Advisory Board Chairman).
“Where we are” era il tema successivo basato sul 4K con moderatore Dante De Iulio (Sport Production & Channel Management Director presso Sky Italia).
Il 4K è un asset fondamentale per la tv sotto due punti di vista: la crescita e l’interesse con dati di ascolto da parte degli abbonati sat e OTT e il fatto che è un mondo in continua espansione qualitativa dove c’è ancora tanto da sperimentare.
Ivan Pintabona CTO di NVP
Ha descritto i possibili limiti e le criticità nel passaggio definitivo al 4K UHD, sottolineando che non ve ne sono né nella delivery né nella compatibilità.
Le scelte sono pilotate dal budget e da quello che l’utente percepisce, quindi diverrà un obbligo piuttosto che una scelta.
“Concettualmente siamo pronti, fanno la differenza gli investimenti. Il massimo livello raggiungibile supera il 4K con l’HDR nativa, una tipologia di ripresa che soddisfa moltissimo i nostri occhi per colori e contrasto. Innovare il prodotto è lo sforzo successivo”.
Andrea Buonomo CEO di Cinevideo
Il service
che ha permesso di trasmettere in 4K anche la Serie B ha descritto la tecnologia che è andata molto avanti, rispetto al primo ob-van 4K del 2017 e le sue le limitazioni, anche grazie al workflow del mixer video Ross [sponsor di questo evento, ndr], a livello numero di sorgenti.
Oggi tutto è molto più semplice e si lavora come con l’HD su tutte le produzioni.
Lo step successivo è l’HDR che permette differenziazioni notevoli rispetto ai competitor.
“Il 4K è lo standard sui grandi eventi da almeno sei mesi e permette grande visibilità del prodotto italiano anche in Europa, con mezzi nativi.”
Ivan Pintabona ha poi affermato che la qualità è la chiave, ed eventi pilota come le Olimpiadi hanno dimostrato che il 4K si può fare su produzioni di grandissimo livello, anche con 50 telecamere HDR.
L’interlocutore deve essere attrezzato per infrastruttura e deve comprendere il cammino che si vuole perseguire.
“Adagiarsi su standard minori non è lungimirante. È indubbio che la strada è quella qualità e l’arricchimento dei contenuti.”
…
Luciano Consigli, Content Senior Architect PB&C at Sky Italia, ha poi orchestrato il panel “Remote and Distributed operations”: What we learnt from COVID.
Alessandro Reitano ha descritto le reazioni alla crisi covid e dell’attuale quarta ondata definendola “un momentoshockante per la nostra industria”.
I temi comprendevano “cosa si è fatto per garantire le trasmissioni e la sicurezza del personale”.
Si è partiti da un’analisi di cosa poter fare quando non si poteva viaggiare e come garantire un accesso al sistema di regia da remoto.
È stato fatto tutto in un periodo di tempo brevissimo, adattando i flussi di lavoro che garantissero comunque in sicurezza gli eventi sportivi e l’introduzione delle innovazioni.
Per fare in modo che anche nel gioco a porte chiuse gli spettatori potessero partecipare con passione, si è lavorato sul virtuale, come nel rumore del pubblico sugli spalti e cercato di introdurre innovazioni in parallelo.
“Un ottimo lavoro in team ha permesso di mantenere i flussi di lavoro, lanciando innovazioni, in attesa che la crisi finisca.”
Kevin McCue (Group Director Production Platforms at Sky)
Anche nel UK le sfide della pandemia hanno stravolto il comparto sport & news.
Uno dei punti principali è stato come accelerare con la produzione massiccia da remoto soprattutto nel calcio.
Già partiti nel 2018 con questa transizione per la Premiere League la IFL e nel 2019 lanciando un progetto per produrre totalmente in remoto, hanno solo esteso quello che già facevano; così nel 2020 erano già pronti.
In uno scenario simile a quello degli altri broadcaster hanno dovuto ripensare alle operazioni: come far lavorare le persone da casa e qui l’innovazione è stata fondamentale.
Al momento del ritorno dello sport a giungo si sono concentrati su come riapprocciare tutto e deciso di riutilizzare le infrastrutture che avevano già utilizzato per produrre fino al 90% da remoto.
Uno sforzo monumentale, adattando strutture e tecnologie, estendendo quello che avevano già iniziato.
Gestendo volumi di contenuti enormi -100 partite in 40 giorni - hanno capito che il lavoro da remoto è del tutto plausibile e continuerà ad accelerare.
“Non c’è impatto sulla qualità della produzione; alcune idee hanno dato nuove opportunità nella produzione remota che sarà la nuova normalità del lavoro.”
Aldo Napoleoni Head of Engineering presso Sky Italia
L’evoluzione dovuta alla pandemia ha accelerato quello che non era stato fatto in molti anni, ad esempio il playout che invece è diventato la prima funzione da remoto.
Poi il remote editing, la grafica da remoto e l’utilizzo di facility da remoto, tutte erano già nell’aria ma l’impulso è stato molto grande.
È stato un cambio di mentalità per le persone le strutture.
Le “operation”, prima molto conservative, hanno affrontato con molto adattamento la nuova normalità.
Tutte le produzioni sono state fatte in remoto, compresi TG e show con ospiti, sia editing, sia grafica.
Nessuno ha notato problemi di coesistenza di persone dal vero e in remoto nello stesso studio: tutti si sono adattati al nuovo modo di lavorare.
Le facility sono state riviste con distanziamento, numeri massimi di personale, tutto è stato remotato su un nuovo modello che poi è diventato realtà.
“Un nuovo sistema di lavorare, apprezzato, che continua in misura ridotta e oggi con risultati ottimali.”
Luciano Consigli: “Come ci siamo organizzati nell’operativo?”
Che tipo di tecnologie sono state messe in campo e quali risposte hanno permesso di coprire il periodo pandemia? Cosa è stato fatto bene e cosa pensate che rimanga oltre alla remote production?
Kevin McCue
Molte innovazioni sono state introdotte nella produzione e molto in fretta.
Diverse non erano nella roadmap -come il vMix che ora è la chiave del modo di lavorare: ha aperto la capacità di gestire persone che operano sui propri device, con commento e contribuzione ai programmi.
Fin dall’inizio della pandemia era in atto la transizione con telenti al lavoro da casa e vMix ha facilitato la transizione.
Alcune tecnologie non le usavano prima, ma la flessibilità permette di raggiungere molti traguardi.
Per esempio, commentatori da remoto come nel golf, foggi anno programmi con “experience” simile a quelli in presenza.
“Nuove tecnologie permettono una comunicazione eccellente, a esempio impieghiamo internet per tutto, streaming, commenti, uso live di app, che prima non esistevano.”
Luciano Consigli: “Tecnologie che prima non erano prese in considerazione oggi sono dei punti molto importanti della produzione”
Alessandro Reitano
Il lavoro del gruppo Sky è condiviso con le altre “country”: vedendo come reagisce il publico, si assicurano di produrre eventi più vicini alla realtà.
C’è molta pressione sui broadcaster che aumenterà per la frammentazione degli spettatori.
È d’obbligo capire come la tecnologia può aiutare e cosa serve per portarla a un livello superiore.
Tutte le aree sono interessate, cloud, mix, automazione e regia, per aumentare il livello di engagement degli spettatori.
Questo, anche dal punto di vista editoriale, permette di produrre e garantire contenuti end to end.
Si sente l’esigenza di diventare più forti ed è il momento perfetto per farlo.
Il workflow va implementato con nuovi modi di lavorare che rimarranno in futuro, ben oltre l’evento live.
“Il covid ha prodotto un’accelerazione; non era un esigenza cambiare il sistema prima, ma ha dato un impatto positivo, ha spinto in questa direzione a produrre più contenuti e ora dobbiamo pensare come attrarre nuovo pubblico con l’aiuto della tecnologia.”
Luciano Consigli: “Il covid ha imposto una spinta che ci obbliga a guardare al mondo end to end del workflow nel suo intero.”
Aldo Napoleoni
Per SKY Italia il covid ha obbligato a prendere in considerazione tecnologie che prima non si ritenevano all’altezza, come Skype, o altri sistemi per creare postazioni audio di commento dell’intervistatore a casa, app di talkback remoto connesse a un server on prem.
Di fatto è stato creato un ambiente di lavoro in cui non manca nulla rispetto a quello presente in sede.
É un uovo modo di lavorare, prima era un sostituto, oggi è un accrescimento delle capacità produttive su cui il broadcaster può contare.
Poter fare affidamento anche su commenti remoti risolve vari problemi, come un ospite che non può spostarsi.
Si superano problemi di logistica e difficoltà varie: ora è facilissimo creare interventi di ospiti ovunque.
”Oggi dobbiamo fare leva su capacità produttive basare su nuovi mezzi, mantenendo l’identità del branding e dei contenuti: nuovi sistemi da usare in modo adeguato. Sono parte di capacità produttive che rimarranno e si utilizzeranno sempre di più.”
Luciano Consigli: “Sono aspetti che hanno cambiato per sempre la prospettiva della produzione tv.”
Alessandro Reitano
In Gemania SKY ha già spostato nel cloud le produzioni “tier di primo livello”.
Ora si pensa a come scalare e trasferire in cloud e come produrre più programmi in futuro con eventi di livello 3 e 4.
Negli ultimi 12 mesi si sono concentrati sulle operazioni cloud anche per disaster recovery o per creare programmi pre-show e alleggerire la produzione interna in situ.
Un altro argomento su cui spingono molto è il 5G, per comprendere come poter usarlo per produrre programmi end to end nel cloud.
Gli operatori non hanno dimostrato problematiche e non sono interessati se il backend è nel cloud o in locale. Quindi si nutre fiducia nel passaggio al cloud per le molte possibilità.
“Come possiamo -a livello di gruppo- far leva sul cloud per affrontare le altre possibilità che si apriranno? Stiamoidentificando quali produzioni, quali valori e chi ci può aiutare in questa avventura.”
Luciano Consigli ha poi chiuso questa sezione con un commento:
“Produrre più contenuti nel cloud è la chiave”.
Fine prima parte
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