Le attuali reti per la televisione digitale terrestre risentono sicuramente del fatto di essere state realizzate in soli tre anni. L'arco di tempo è decisamente limitato in quanto le reti analogiche erano state costruite e ottimizzate in addirittura 50 anni di trasmissioni. È evidente che in un arco di tempo così breve le nuove reti risentano di qualche peccatuccio di gioventù.
Anzi, è sicuramente corretto affermare che dato il poco tempo di sviluppo disponibile per le attuali reti, seppure ancora piene di problematiche, in generale hanno risposto piuttosto egregiamente alla bisogna. Qualcuno afferma tuttavia che l'attuale sistema DVB-T digitale terrestre sia nato già morto in quanto già all'epoca del varo stavano affacciandosi nuove tecnologie che avrebbero permesso meraviglie ben superiori. Questo è vero soltanto in parte poiché le tecnologie che effettivamente promettono di compiere nuovi prodigi sono disponibili da poco tempo e non certo da quando si è iniziato a parlare di completa rielaborazione delle reti digitali partendo da quelle analogiche.
Stiamo parlando del nuovo standard digitale T2 che vede molti fautori e anche una rete già funzionante sul territorio italiano, quella di Europa 7 dell'editore Di Stefano. Come già scritto sulle pagine di Monitor Media Age, "Europa7 ha scelto il DVB-T2 perché consente una qualità veramente eccezionale, una grande robustezza di segnale e in particolare attraverso il canale 8 anche la possibilità di trasmettere e quindi ricevere perfettamente eventi in mobilità su smartphone e tablet, tramite il dongle DVB-T2 o il tablet DVB-T2 integrato."
È innegabile che la tecnologia in T2 abbia diversi vantaggi rispetto al precedente e attuale T (DVB-T) chiamato anche T1 se non altro perché assai più recente.
Il primo e più evidente tra questi è che un simile sistema è in grado di veicolare di tutto, segnali televisivi digitali, programmi radio, segnali di produzione e anche di trasporto, sempre in ambito televisivo. Si può parlare in tal senso di economie di scala e anche di innumerevoli vantaggi che ora vedremo.
Intanto, fino ad adesso, il T1 ha soltanto raddoppiato o decuplicato i canali tv disponibili (rimane l'interrogativo se ne avessimo bisogno) e l'ottimizzazione deve ancora arrivare dato che si è partiti non da zero ma da reti esistenti e miste in MFN e SFN. Anche le postazioni ad alta frequenza sono state ereditate dai sistemi digitali esistenti e molto spesso sono stati sostituiti soltanto i trasmettitori e la catena digitale ma le antenne non sono state assolutamente intoccate, a volte "tiltate" e molto spesso la programmazione di rete è stata fatta in modo un po' superficiale.
Un altro punto a favore del T2 è che potrebbe sicuramente migliorare e ottimizzare le reti che finalmente possono avvantaggiarsi di un diverso intervallo di guardia.
Lo stesso Di Stefano ha affermato :"L'adozione del DVB-T2 ha permesso ad Europa7 di sincronizzare i segnali T2 a duecento chilometri di distanza, una distanza nemmeno pensabile nel T1 e infatti con solo 5 postazioni e apparati Rohde & Schwarz si riescono a coprire circa 22milioni di abitanti residenti in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna."
Da notare che il passaggio dalle tecnologie analogiche a quelle digitali nella televisione ha comportato in tutta Europa una sensibile riduzione delle frequenze disponibili, infatti malgrado si siano liberate diverse frequenze, sono da dedicare ad altri servizi come quelli mobili, secondo un piano generale che viene chiamato "digital divide".
La situazione, ossia "la fame" di frequenze ovviamente varia da nazione nazione e alcune nazioni che si sono affacciate per ultime alle tecnologie digitali -dove c'era spazio- hanno addirittura saltato la fase del digitale col T1 e sono passate immediatamente al T2.
Da notare che molto spesso si parla del T2 considerandolo un universo a parte anche se in effetti i due sistemi T1 e T2 sono gemelli o forse è più corretto affermare che il T2 è una evoluzione del T1 dato che il T2 è nato qualche tempo dopo e come tale può avvantaggiarsi di una serie di miglioramenti tecnologici che lo rendono sicuramente più performante.
Si tratta di due sistemi concettualmente simili ma che vantano criteri di protezione molto differenti; per entrambi il sistema interessato si chiama OFDM, ma il T2 garantisce miglioramenti sui codici di protezione, sulla modulazione, sulla densità delle portanti e tutto ciò è evidentemente legato alla disponibilità di nuove tecnologie e processori più performante.
Poter gestire una mole di dati molto superiore consente, tra le varie cose, di ritrovare minori problematiche a livello di distorsione del rumore sul canale trasmittente e anche in fase di ripristino di eventuali dati digitali "persi per strada". Parlando con un tecnico si scopre che oggi è addirittura possibile risolvere problematiche di errore che affliggono anche diverse centinaia di portanti e quindi recuperare un segnale utile altrimenti irrimediabilmente compromesso.
Nel DVB-T il multiplex si caratterizza per un unico livello di protezione che è comune a tutti i programmi in esso contenuti.
Il T2 consente, inoltre, di aumentare la capacità di circa il 30% e arrivare all'apprezzabile soglia dei 40 Mb/s rispetto al T1 che si ferma 24.
Questi due dati si traducono in una maggiore possibilità di inserire più "programmi" e di rimando anche una migliore qualità.
Si parla poi di grande flessibilità nel T2 dato che esso non tratta tutte le portanti nello stesso modo: possiamo infatti definire degli slot temporali e in frequenza che possono essere trattati in modo indipendente l'uno dagli altri.
Questo consente di inserire servizi differenziati -fissi oppure mobili- con grande agilità e flessibilità.
Il T2 consente di definire un livello di protezione differente per ciascun programma, e questo permette al broadcaster di decidere se proteggere maggiormente un canale, magari perché è indirizzato ad un servizio mobile, come tablet e smartphone che non necessitano di un bitrate elevato. Qui gli schermi sono molto piccoli e un bitrate più elevato può risultare del tutto inutile, mentre proteggere il servizio in maniera maggiore è sicuramente una carta vincente per garantirne la ricezione in mobilità.
Nel caso, invece, di un servizio televisivo per fruizione tipicamente fissa, con antenna esterna, come nelle case, possiamo decidere di utilizzare un bitrate più elevato per premere sul pedale della qualità, risparmiando sul livello di protezione che può essere mantenuto inferiore, data la non criticità.
Un altro dato da tenere in considerazione è che in qualsiasi argomentazione favorevole al T2 si sottolinea come ad un aumento del numero delle portanti sia possibile aumentare anche l'intervallo di guardia così da poter creare delle reti più ampie. Questo poiché le possiamo proteggere su aree ben più vaste con un segnale che risulta più immune da auto interferenze.
Il parere comune di chi si occupa di alta frequenza e che oggi manca la "capacità" a livello di frequenze, infatti lo spazio disponibile è del tutto saturato; in pratica l'affollamento è già massimo e purtroppo non consente nemmeno di pensare a possibili e utili servizi futuribili. Molti argomentano che in questa fase di passaggio si sarebbe dovuto riservare una parte della capacità, una buona fetta almeno, per le possibili evoluzioni a medio e lungo termine: per esempio il discorso dell'interattività, dell'alta definizione, del 3D, il 4K, le integrazioni tv-telco-Internet e comunque prevedere una certa "riserva" per l'evoluzione.
Nella situazione di oggi, ormai nei multiplex televisivi tipici, compresi quelli del broadcaster nazionale, malgrado gli 80 MB/s disponibili, non ci sono più spazi liberi per eventuali nuovi servizi, insomma manca la capacità. Allo stesso tempo per il tanto auspicato passaggio alle trasmissioni in alta definizione la situazione è analoga, servirebbero altri multiplex. Il T2 ci viene in aiuto anche qui e potrebbe essere la vera ancora di salvezza.
Quando parliamo di aumentata capacità, di circa il 30%, utile anche nel potenziale salto verso l'HD, il discorso piega quasi automaticamente anche verso l'interessante possibilità di aggiungere altri servizi "futuribili". Si parla, infatti, molto del secondo schermo, alludendo alla possibilità di fruire di contenuti paralleli per esempio su smartphone, tablet, o anche su PC portatile, in parallelo alla fruizione televisiva. L'esempio di Europa 7 anche qui è emblematico in quanto il DVB-T2 accoppiato al canale 8, permette la ricezione del segnale anche in mobilità, portatilità indoor e outdor, la differenza di ricezione, tra il canale 8 e un canale in banda V è di infatti 14dB ed e'proprio questa differenza che consente ad Europa7 di trasmettere in mobilita' con una ottima ricezione su smartphone e tablet."
Questo deriva dal fatto che sempre più spesso -soprattutto i giovani- evitano la fruizione programmi televisivi o la completano con la navigazione Internet contemporanea, magari ricercando contenuti informativi a proposito del programma che stanno seguendo. Se queste informazioni vengono fornite ai telespettatori direttamente dal broadcaster, questi deve sostenere i cosiddetti costi contatto tipici del Web, mentre se venisse utilizzato il canale IP che i nuovi smart tv prevedono, il carta non dovrebbe sostenere alcun costo in più visto che il televisore si comporterebbe da access point in wifi. In pratica si invierebbero allo spettatore non solo la trasmissione in onda ma anche dei contenuti integrativi nuovi o pubblicati sui siti Internet dedicati alle varie trasmissioni. Questo tipo di distribuzione delle informazioni "collaterali" sul canale televisivo, inoltre, non sarebbe suscettibile ad alcun ritardo, cosa che invece avviene nella fruizione via Internet.
Il ritardo o l'anticipo con cui le informative giungono all'utente è una problematica esistente che si nota già oggi nella distribuzione mista satellitare e terrestre e anche in quella solo terrestre digitale di tipo SFN e MFM e che il T2 non risolverà.
Tornando al discorso del secondo schermo, nel T2 si parla di "livello di servizio" vista la possibilità di gestire servizi differenti e contenuti modo del tutto indipendente, Cosa che non avviene nel di T1 dato che tutti i servizi sono affacciati in un flusso ASI ch'egli omologa. Nel T2 invece, si parla di flessibilità, in quanto possiamo trasportare contenuti differenti in modo indipendente, non solo i dati ASI per la tivù ma anche flussi IP in grado di rendere concreta l'interattività anche su un secondo schermo.
Quando si parla di alta definizione in televisione ci si riferisce a un segnale in grado di riprodurre su uno schermo almeno 1920 × 1080 punti. Il segnale originale ripreso da una telecamera, tuttavia è sicuramente molto più performante rispetto a quello che si riesce effettivamente a veicolare fino alle nostre case, dato che viene applicata compressione, soprattutto dovuta al trasporto che questo segnale deve subire.
Sarebbe auspicabile che questo degrado fosse contenuto entro 10/15% rispetto all'originale ma oggi si arriva a un degrado che sfiora l'80-90%, sempre per questioni di capacità dei sistemi di trasmissione. Nella catena tipica di produzione dovremmo avere all'inizio almeno un 50-60 Mb/s di banda e se questo non avviene il segnale finale sarà troppo degradato, come oggi assistiamo spesso sui nostri schermi anche nelle trasmissioni satellitari Che malgrado la capacità, devono comprimere molti canali sullo stesso transponder. Nel caso delle trasmissioni in 3D, poi, la situazione peggiora ancora e, data l'esigenza di veicolare il doppio delle informazioni, cosa che non avviene mai si finisce col perdere in risoluzione orizzontale o verticale
In pratica per poter trasmettere effettivamente in HD bisogna effettivamente raddoppiare la banda del segnale SD, il che equivale a dire che dovremmo praticamente raddoppiare le attuali frequenze in utilizzo.
Il passaggio al sistema di trasmissione digitale di seconda generazione, T2, previsto dalle normative entro il 2015, aggiunge complessità alle problematiche già presenti oggi nelle reti digitali esistenti. Infatti, oltre alla attuale indisponibilità presso gli utenti degli indispensabili decoder, sarà necessario passare da una fase di "coesistenza pacifica" tra il vecchio T1 e il nuovo T2, creando nuove reti T2 parallele, ulteriormente saturando la capacità delle reti, già oggi più che saturata. I tecnici parlano di picco di capacità su un arco di almeno 5/10 anni e della impossibilità di realizzare un passaggio graduale e completo su il tutto nostro territorio, se la situazione rimane quella attuale.