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Anna Masera Caporedattore La Stampa
La sfida che i giornali stanno affrontando è evidente, la crisi del quotidiano è totale e si deve varare la crossmedialità e l'offerta dei media che deve arrivare dal basso. La carta paga ancora gli stipendi perché è ancora l'unica che viene venduta a oggi ma le vendite stanno diminuendo moltissimo ed è un fenomeno planetario; l'idea fondamentale è che è indispensabile rinnovarsi. Rimanere legati al modo di fare il giornale come prima è inconcepibile, bisogna rimboccarsi le maniche.
Eutelsat Italia a Giugno aveva presentato un'auto Smart dotata di parabola in grado di effettuare riprese indipendenti dalle location. Con prezzi contenuti è facile da impiegare, basta un solo redattore.
È in pratica una "web car" nata per realizzar video dirette via satellite riprendendo da qualsiasi punto sul territorio e come tale diviene un grande potenziale per produrre dal campo e poterle riproporre su tutte le piattaforme.
La Stampa oggi è un brand importante, oggi presente su tante piattaforme.
Dal primo progetto sulla Smart si è poi passati a creare una Fiat 500L sempre in coordinamento con Eutelsat per realizzare dirette, interviste registrate, collegamenti wifi fino a 100m e i giornalisti diventano operatori. In pratica la redazione si è trasformata in una vera televisione, creando video della web car, video chat in redazione, video interviste registrate in esterno, si passano aperture di eventi in diretta e in registrata. Il giornalista deve apprendere un nuovo mestiere, deve saper affrontare le dirette tv. Questo porta alla conclusione che non è più vero il detto "content is king", ma piuttosto che "reader is king", e "distribution is queen", tutto verso i lettori che poi sono gli utenti.
Gli utenti diventano partecipi ed è indispensabile modificare il paradigma del giornalismo passando dalle famose 5W (who, where, what, when, why) a quello delle 5C, Context, Conversation, Curation, Community e Collaboration.
Sul sito web gratuito de La Stampa si cerca di portare traffico creando conversazione, contestualizzando tutto e creando una comunità. Questo curando i contenuti digitali e quelli social che emergono dall'interattività coi lettori i quali segnalano anche gli errori e le notizie a cui dare rilievo e in pratica partecipano alla creazione delle notizie. In effetti la web car viene utilizzata anche per questo, moltiplicando il lavoro del redattore.
Si tratta di grande impegno e a tamburo battente, infatti le informazioni sono costanti, non si fermano mai e tutte le mansioni finiscono col fondersi. Una sfida eccitante e divertente anche se è possibile che i giornali in futuro non esistano più, ma il giornalismo sicuramente sì.
Il video dà un valore aggiunto in quanto costituisce un extra rispetto al giornale; la pubblicità crolla, gli introiti sono sempre più bassi, la sfida è molto forte e per fare questo servono il crowd founding, l'innovazione e la voglia di creare una comunità che ama il progetto. Non c'è una unica soluzione altrimenti il tempo in avanti per la carta stampata è contato.
Mauro Meazza Caporedattore centrale IlSole24ore
seguendo Il Sole 24ore nella sua digitalizzazione, ha affermato che "la strategia è simile a quella de La Stampa ma con una differenza: noi stiamo cercando di vendere i contenuti digitali via web, anche se è difficilissimo perché la propensione è molto bassa."
la digitalizzazione complessiva della redazione protratta su un arco di due anni mirava a che tutti lavorassero indifferentemente per il digitale, ipad, mobile, etc., così come per il quotidiano. Infatti di fondo vi è l'idea che i giornalisti debbano lavorare indifferentemente per la carta e il digitale.
Le notizie si sono moltiplicate e la struttura ha iniziato ad utilizzare le stesse categorie che si utilizzano sul giornale, per una maggiore riconoscibilità.
Più in generale, la sopravvivenza della cara stampata è legata al brand e le sue caratteristiche, è molto interessante la lettura sui tablet e il sito web dà buona soddisfazione di presenze anche uniche.
Il modello organizzativo scelto ha previsto che si mettano a frutto le esperienze dei giornalisti del Sole indifferentemente e su più media.
Questo equivale a promuovere l'utilizzo della prima rotativa utile: che sia il quotidiano, la radio, il sito, quando arriva in redazione una notizia viene consegnata a un apposito desk centrale che a sua volta deciderà se mandarla subito o in differita, se proporla in audio, anche in video etc..
il processo tende ovviamente a sfruttare tutti i modelli esistenti di organizzazione, partendo alle sette di mattina seguita dalla prima riunione di redazione alle 9,30 che decide quali storie sono centrali nella giornata e viene deciso quale copertura sarà data sul lato digitale e quale sul quotidiano e sul in video.
Il modello di business prevede la richiesta di una tariffa in alcune aree del sito e un sistema misto ad abbonamento oppure un pacchetto basato su anche alcuni contenuti a pagamento, per esempio norme, finanza, e macro economia.
L'idea è ancora quella di "fare di più con meno" e con contenuti esclusivi non replicati dalla carta, quali raccolte dati, e-book, unici, etc.., confidando soprattutto nella bontà del prodotto.
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Maurizio Cini Sim2
Azienda di Pordenone che realizza display, solo prodotti di fascia professionale, e proiettori utili in diversi mercati, tra post produzione ed E-cinema di fascia alta. E poi anche monitor professionali per ricerca e sviluppo. In pratica per nicchie di visualizzazione ad alto livello.
Oggi emergono livelli di business completamente diversi che per evoluzioni differenti stanno divergendo; la tv è statica i personal computer sono dinamici rendendo difficile i processi di cross fertilization.
In pratica ci troviamo ad assistere alla diffusione massiccia di display portatili o smartphone o grandi apparecchi tv o proiettori. I contenuti in questo panorama multi schermo hanno cicli di vita sempre più diversi creando barriere o isole, aree non compatibili tra utenti diversi. Questo cera difficoltà a chi deve creare questi fornitori di contenuti.
L'azienda crea hardware e vende il 93% all'estero con tre filiali, hanno dovuto affrontare le problematiche della tendenza diffusa verso una ricerca di qualità e la diffusione con tempi e modi del tutto diversi. Così si è deciso di creare una serie di interfacce che permettano a display più o meno sofisticati di interfacciarsi con i nuovi media e i contenuti che hanno motivazioni, regole e target diversi. Infatti vedere un normale contenuto tv su un video proiettore da oltre cento pollici è una esperienza drammatica, quindi le interfacce o i decoder, o i set top box o i media center, si rendono indispensabili. TeleWeb nasce come nuovo prodotto teso a rendere fruibili contenuti di qualità ..."varia" e alcune innovazioni tecnologiche tra cui il "Tile Format" col parco dei prodotti già diffusi.
Un contenuto 3D è visualizzabile in piena risoluzione con un blueray, con il Tile Format in alta qualità, ma anche con una trasmissione di livello più basso, e questo grazie a un hardware in grado di durare diversi anni e un software in rapidissima evoluzione.
In pratica, teleWeb nasce come centro di collegamento tra i servizi e le funzioni e i vari display oggi a disposizione.
Questo consentirà anche di aiutare a ripianare il digital così da favorire il business sia per i content provider sia chi si occupa di trasmissione. Questo permette inoltre di non danneggiare il comparto "visualizzazione".
In pratica questo dispositivo permette di non cambiare tutti i display già oggi sul mercato, ma favorisce la visione anche terrestre 3D su diversi formati, fa da media player in full HD, permette di registrare, ed è quindi un ponte di collegamento tra i display, i sistemi e i mezzi di trasmissione che oggi sono spesso incompatibili, anche in termini di fruizione del pubblico.
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Piero De Chiara Cubovision
Abbiamo assistito e partecipato a 4 rivoluzioni degli ultimi anni, dalla nascita della tv libera, al satellite, al digitale terrestre e ora allo sviluppo della OTT tv che arriva su tutti gli schermi con modelli o à la carte o in abbonamento. Questo seguendo le tendenze più calde del momento degli investitori e degli osservatori.
Il cosiddetto "traino tecnologico" innesca le rivoluzioni, ma l'ambiente deve essere favorevole per una vera rivoluzione e solo in questo modo cambiano davvero lo scenario.
I diritti e le strutture presenti del mercato hanno un ruolo ugualmente essenziale in queste rivoluzioni e determinano l'ampiezza delle mutazioni in corso e la capacità di rivoluzionare l'intero settore.
Ogni genere televisivo trova una propria collocazione ideale sulle diverse piattaforme: alcuni programmi o generi sono legati del tutto alla tv broadcast lineare, come lo sport, il talk show e altro, che sono ideali nelle trasmissioni via satellite e digitale terrestre piuttosto che via IP. Altri generi invece sono più adatti a nuove forme di distribuzione IP non lineari, come i film, le serie tv e i documentari e anche i programmi per bambini che risultano più efficienti ed efficaci nel generare ricavi.
Alcuni generi restano perfetti nella tv lineare tradizionale, mentre altri generi sono più consoni a una visione in differita, a piacere, tipica del "Time shifting".
Alcune serie televisive sono scritte proprio per essere fruite una volta alla settimana, adattando la storia successiva a seconda di come è stata accolta quella della settimana precedente. Nel caso di Netflix lo spettatore spesso fruisce di tutte le puntate assieme e quindi la trama viene scritta in altro modo, come un grande romanzo russo d'appendice di migliaia di pagine. In pratica vedremo sugli schermi alcune serie televisive pensate per la fruizione online e altre pensate per la fruizione lineare.
Questa appena descritta è l'evoluzione "dentro" ai format mentre ne esiste un'altra che coinvolge i "diritti" in cui alcuni attori com e SKY nel cinema hanno praticamente già conquistato il mercato che spingono per raggiungere l'esclusiva su tutte le finestre e impedire che nascano nuovi modelli di business e nuovi soggetti che potenzialmente riescano a cambiare gli equilibri del mercato.
Si parla molto dei diritti dello sport ma quelli del cinema e delle serie tv sono altrettanto interessanti perché descrivono nuove aree in cui nuovi potenziali soggetti potrebbero inserirsi e svilupparsi.
La struttura del mercato non è un fatto neutro; tra qualche anno resteranno le tv lineari; resterà il "broadcast" ma esploderà il fenomeno della visione online, soprattutto su abbonamento all'inizio e anche l'offerta à la carte crescerà moltissimo.
Impossibile prevedere chi saranno i grandi player di questo mercato, ma le aziende che vengono da posizioni di forza oggi hanno un atteggiamento difensivo e tendono a sperare che il nuovo avvenga più lentamente e quindi a non farlo succedere: un vizio comprensibile, ma il rischio è che i veri vincitori annunciati sono in grandi operatori "over the top" internazionali e non tanto Apple e Google, ma alcune startup come Netflix o altre che hanno mani libere ed enormi capacità di recuperare capitale ed entrano velocissime sui mercati e creano numeri giganteschi.
Intorno ai fenomeni televisivi si sono finanziate le industrie dei contenuti dei paesi europei, come il cinema e la fiction e anche lo sviluppo delle reti di comunicazione.
Se questi operatori over the top non contribuiscono alle produzioni nazionali, né allo sviluppo delle infrastrutture allora il problema è importante e coinvolge lo spostamento di equilibri economici culturali mondiali.
In pratica Chiara suggerisce che sia il momento di pensare a una iniziativa imprenditoriale da parte delle industrie nazionali o forse anche su scala più larga, europea: partendo da un punto di forza innegabile -ossia che il cliente è ancora in mano alle aziende italiane, prima di cederlo è forse opportuno che si ragioni su una piattaforma che ci trasporti nella "nuova televisione", evitando solo di difendere quella vecchia, dato che questi clienti costituiscono il core business.
La tecnologia è esistente e le aziende hanno già parlato e trovato un sistema economico che garantisce protezione, profilo di sicurezza, che si possa partire non da Google o Netflix.
Qui si certifica uno scontro, alcuni dicono che "il declino è inevitabile, quindi rallentiamolo", altri dicono... "no, possiamo essere protagonisti anche nel nuovo mondo".
Questo scontro divide a metà tutte le aziende italiane.
"É sicuramente desiderabile la presenza di un governo che assuma il compito di creare una politica industriale e di coordinamento delle imprese per difendere dei sacrosanti interessi nazionali."
Gianluca Visalli la7
Pensando al digitale in area tv viene sempre in mente il digitale terrestre come argomento principale, visti i picchi di ascolto che effettivamente certi programmi hanno.
Le tv però sono troppo concentrate su se stesse. Tuttavia la parola "digitale" raramente richiama davvero tutto l'universo digitale che effettivamente ruota a fianco, un aspetto su cui la tv generalista dovrebbe invece cercare di concentrarsi ora.
Infatti l'uragano non è quello del digitale terrestre ma del digitale in genere che sta arrivando. La reazione tipica qui è alzare delle barriere sulla spiaggia per cercare di limitare l'arrivo dell'acqua; mentre la reazione più giusta dovrebbe essere cercare di navigarla l'onda.
Ossia inventare una direzione, tracciare una rotta innovativa che consenta di mantenere quella posizione centrale che la tv ha ancora.
Mantenere la centralità della televisione è auspicabile nel discorso sociale; la tv è e continua ad essere centrale nei confronti del paese.
Richiamiamo l'attenzione su un numero Audiweb del settembre 2013: i navigatori su internet in italia in giorno medio sono 14 milioni (che è lo stesso numero di contatti medi giornalieri realizzati da RAI 1 nel prime time); la narrazione in tv rimane l'elemento centrale della vita sociale di gran parte del paese.
Da questa capacità di dialogare, raccontare e stimolare il pubblico si auspica che possano nascere le nuove proposte nel digitale. Inoltre, molti dei navigatori citati, guardano i contenuti video televisivi ed è questa la forza della tv la stessa, una forza su cui dobbiamo cercare di costruire la nuova rotta che permetta di sopravvivere all'onda digitale.
La7 si è impegnata rendendo disponibili su tutte le piattaforme i propri contenuti: le clip sul sito e in replica integrale anche su Youtube si affiancano al mobile, e all'over the top, con Cubovision, sul digitale terrestre del bollino Gold, quindi su quasi tutte le tv connesse e alcuni servizi in chiaro sono presenti da tre anni.
Sui social network La7 ingaggia il pubblico col singolo programma e solo una piccola parte di pubblico segue La7 come broadcaster.
La domanda ora diventa: "cosa manca perché un broadcaster come La7 possa davvero sviluppare un mercato e un'offerta accattivante? La risposta è che oggi manca un mercato pubblicitario che assecondi questi movimenti. Oggi la pubblicità è, infatti, ancora centrata solo sulla tv e su investimenti basati su dati di rilevamento d'ascolto Auditel.
Tutti ne parlano male, ma tutti lo usano e conviene continuare su questa rotta, quindi rimangono forti interrogativi: perché il costo contatto in Italia è molto più alto sulla tv che non su Internet? È contrario alla logica, infatti, il contatto su Internet è tracciabile, misurabile ci permette di estrarre il profilo del consumatore. In pratica il mercato digitale in Italia non può evolversi se non si dipana prima questa matassa.
L'esempio utile di ABC è con le campagne "unified viewing" che sono molto più efficaci delle campagne televisive semplici. Questo è un esempio da seguire che potrebbe apportare le risorse necessarie a un mercato digitale. In pratica questa campagna recita: "dimmi che target vuoi colpire e quante impression vuoi generare e io distribuirò la tua comunicazione su tutti i mezzi agganciandolo ai contenuti, in modo da garantirti di raggiungere gli obiettivi che ti sei prefisso." questo lo fa vendendo allo stesso prezzo il contatto su qualunque piattaforma. In la prativa ABC afferma che le campagne unified sono enormemente più di successo rispetto a quelle tv.
Roberto Raponi RAI
Un'ottima soluzione di business deve avere almeno un progetto di fondo, per portare un risultato. Di solito si parte dalla definizione di "file" che veicola l'idea di facile, di leggero ed economico, e dal presupposto che in presenza di un file si può fare tutto.
Un errore comune è che spesso ci si dimentica di dire quello che non è possibile fare. Questo è successo anche nella digitalizzazione del TG3 dove tutti hanno pensato che una volta in presenza di un file un è pubblicabile su Youtube considerando la compatibilità del proxy, oppure trasporlo in tecnologia Flash o spostare e copiare con facilità. Fin dall'inizio del progetto è importante identificare i flussi di lavoro o le soluzioni che vanno effettivamente messe in atto. Si intende qui che ogni cosa che si va a realizzare nasconde tempi e soprattutto costi. Spesso il costo di un progetto file based può crescere in modo più rapido rispetto a quello di un progetto lineare che è basato su dati più semplici come il numero dei cavi e degli apparati.
Spiegare quale è il flusso di lavoro dalle riprese alla delivery è tutto sommato semplice, mentre nella realizzazione di un progetto c'è sempre un conflitto tra il progettista e chi si aspetta una certa velocità del sistema. Questo rimane un problema nell'interfacciarsi coi fornitori che di solito forniscono risposte su peso, caratteristiche, assorbimento, ma mai sul tempo necessario ai processi effettivi.
Questo tempo ha un peso variabile perché, per esempio, se per trasferire un file di un minuto (XDCAM) ci vuole un minuto, quando si è in messa in onda quel minuto diventa inaccettabile perché il sistema non è abbastanza veloce. Quindi le caratteristiche del progetto devono essere ben chiare fin dall'inizio e pena una imprevedibilità che è impossibile da risolvere fino a che il progetto non ha preso vita definitiva.
Anche nello spostare file broadcast su internet le dimensioni sono proibitive e richiedono tempi lunghi. Il processo poi comporta tempo, ritardi, e costi; c'è sempre di mezzo una conversione e quello che manca soprattutto in una filiera complessa multi delivery è la mancanza di una interfaccia che informi l'operatore sullo stato del processo, quanto tempo ci vuole e ne indichi le criticità. E soprattutto nel file import le informazioni sono sparse, nascoste. Così quando un processo parte non sappiamo a che punto della catena è effettivamente e questo genera frustrazione, contrasto e ansia per sapere se è in arrivo o se c'è un problema.
Per esempio, nell'informazione, spesso è impossibile sapere se posso lanciare questa notizia o meno perché è in per un punto critico, ossia la messa in onda è troppo vicina.
Altra cosa che porta problemi è la definizione del workflow in generale, perché spesso si parte cercando di ricopiare le procedure del lavoro lineare.
Quando il flusso diviene consolidato, partono le personalizzazioni, le spinte in avanti e si comincia ad avere una maggiore integrazione e armonizzazione tra le varie sorgenti e si inizia a lavorare sui metadati (che servono a cercare, raccogliere e pubblicare contenuti) spesso sparsi e si tende a un inserimento preferibilmente automatico: questo richiede un lavoro di integrazione, di raccolta. Tutto è a carico del capo progetto e questo ha un costo non facilmente valutabile.
La mancanza di cultura tecnica completa di il workflow perché tutto sommato è nuovo, obbliga a strutturare tutto in modo diverso concependo un sistema globale e non composto da singoli tasselli che sappiamo maneggiare benissimo, se presi singolarmente.
Chi ha l'onere di un simile progetto deve combattere con una struttura mentale lineare broadcast che ancora resiste.
Spesso si tende ad aggiungere alcuni step o elementi successivi e i costi in più spesso comportano un modo di procedere disordinato.
Insomma è importante verificare le criticità "prima" del sistema digitale è in pratica impossibile e ci sono diverse sfide anche culturali basate su ulteriori elementi che hanno il loro peso.
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Natucci Club DAB Italia
La radio digitale spalanca nuovi orizzonti, apre a nuovi modelli di business e integra l'audio di qualità con molti servizi importanti.
La radio digitale lavora in banda digitale UHF III quindi ha dovuto attendere la conclusione dello switch off televisivo con una copertura tra il 52 e il 65 % della popolazione e con tre operatori autorizzati la RAI, il Club DUB Italia e Euroclub Italia.
Oggi sono ben oltre 20 i programmi nazionali e oltre 40 programmi locali e 3500 i km di copertura autostradale che offrono informazioni sulla mobilità e il traffico.
I molti prodotti aggiuntivi consentono di modificare i modelli di business. La nuova rete digitale ha un costo di esercizio molto più basso di una tradizionale, un impatto ambientale molto inferiore nell'inquinamento elettromagnetico, nei costi d'impianto.
Si tratta di piattaforme multiplex condivisi con costi notevolmente più bassi.
Gran parte dell'Europa sta pensandolo allo switch off della parte analogica in Fm. E in 12 paesi europei si sta pensando al passaggio definitivo vista la copertura superiore all'80% per la popolazione.
Il DAB permette di offrire musica di alta qualità e contenuti pregiati e qualsiasi altro tipo di informazione audiovisiva e dati. Compresa interazione con i sistemi di navigazione.
Possiamo differenziare le informazioni in modo turistico geografico e sperimentare nuovi servizi come il T-Peg che a livello europeo permetterà di proporre informazioni aggiornate e coordinate georeferenziate.
La radio digitale non pensa di fare concorrenza ad altre piattaforme ma pensa di potere ottimizzare prodotto radiofonico sia audio sia di servizi e di renderli sempre più fruibili senza problemi di accesso e oltretutto questa tecnologia semplifica molto anche la sintonia, non esiste più la frequenza, esiste solamente il nome della stazione e l'utilizzatore con poche manovre può scegliere la stazione che ritiene più opportuna.
Matthias Brahammar Vicepresidente QVC Italia
Dopo Alcune testimonianze su quello che è stato fatto, sono state evidenziate alcune tendenze e quello che sta per succedere in futuro.
Si parte dalla relazione con il cliente, considerata decisiva. Non è quindi una questione tanto di quello che viene venduto, ma di quello che permette di garantire un business che è durato 27 anni e che si sta espandendo in tutto il mondo e si riconferma in ogni mercato perché basato sulla fiducia e la relazione col cliente.
Eurisco ha tracciato una recente indagine sugli smart tv e il consumo da parte dei clienti che impiegano tablet e smartphone per interagire con lo schermo principale. Si tratta di un approccio attivo alla tv, diverso da quanto accadeva in passato, che permette di rivedere alcune cose e di scegliere soprattutto cosa vedere.
QVC è la prima piattaforma retailer del mondo, attiva attualmente sei paesi fatturato annuo di 8 miliardi e mezzo di dollari, con lancio in Italia nel 2010 e 17 ore di programmazione in diretta, sette giorni su sette, 364 giorni l'anno.
Il primo obiettivo dal primo giorno è stato la massima soddisfazione dei clienti.
Alla partenza sulla dimensione Web dove anche i team che gestivano le due piattaforme erano diversi, naturalmente le cose non funzionavano così bene.
Poi c'è stato un cambio di paradigma e l'esperienza di fruizione di questi servizi si è deciso che doveva essere la medesima. Il cliente si deve ritrovare nelle varie piattaforme, quindi abbiamo cambiato significativamente l'approccio con cui noi proponiamo questi modi alternativi di "venire a trovarci".
Poi si è verificato una crescita del settore mobile, con app, piattaforme ibride e poi circa quattro o cinque anni fa per quattro o cinque ore il canale televisivo è stato oscurato e parallelamente anche le vendite dal Web sono crollate nello stesso periodo di blackout.
Le indagini hanno rivelato che il comportamento era diverso e i clienti utilizzavano tutte le piattaforme contemporaneamente: volevano vedere le immagini di qualità del programma in diretta tv, ma in contemporanea consultavano il portatile, si documentavano sul sito, leggevano le caratteristiche dei prodotti, le recensioni di altri clienti, verificavano le offerte, consideravano la concorrenza e poi utilizzavano la app dello dello smartphone come "buy byutton". Quindi la fruizione avviene su tutti e tre i canali in contemporanea.
Questa scoperta ha decisamente modificato il modo con cui noi sviluppiamo qualsiasi piattaforma alternativa perché tutto deve essere adatto a chi le utilizza e noi dobbiamo comprendere il modo con cui le persone consumano i nostri prodotti multimediali.
Il trucco è dare al cliente quando come è quello che vuole, poi è il cliente che decide per noi (basta pensare a quello che è successo nei motori di ricerca o gli standard di videoregistrazione, la scelta è sempre del pubblico) e le scelte vengono dal mercato.
Intanto stanno arrivando i player internazionale di grande portata e grandi capitali e la domanda di oggi è "come fare a trattenere il cliente che sa scegliere in maniera molto selettiva".
Il salotto di oggi è fatto di catch up tv, On demand, canali personalizzati e il cellulare fondamentalmente diventa un telecomando. Le tv connesse che possono creare mondi virtuali, canali monotematici, lanci speciali, derivare un profilo dei clienti con app mirate, che ci permettono di rintracciare le abitudini, le preferenze, e quindi poter proporre pubblicità mirata.
Possiamo creare dei micro siti che si basano su lo stesso motore, abbiamo un ottimo know how, ma tutto rispetto a una certa forma adatta ad un certo tipo di cliente.
In alcune nazioni abbiamo creato dei canali complementari, QVC QPlay, Special, +1, etc., che aprono un mondo alternativo al canale primario.
In America si parla di QVC Everywhere, "shop connect anywhere and anytime", quindi un canale si adatta alle abitudini della Costa Est con la una programmazione diversa per il discorso demografico.
In Germania esiste una nostra piattaforma con contenuti virtuali che non sono trasmessi dal canale televisivo; in pratica le app disponibili sono in numero vertiginoso.
Quindi oggi si parla sicuramente di un nuovo paradigma di utilizzo dei contenuti.
I servizi televisivi on demand permettono di instaurare un rapporto più personale tra l'utente e il proprio smart tv che secondo il 70% dei clienti intervistati permette di crearsi un proprio modo di guardare la tivù.
Il 73% dei clienti si rivela fortemente interessato ed attratto dall'universo smart tv; chi lo ha già sta aspettando di utilizzarlo.
La sfida è quindi in questo. Siamo noi che dobbiamo essere all'altezza di proporre servizi contenuti degni e soprattutto al livello che il cliente si aspetta. Quindi grande responsabilità anche enorme opportunità.
Anche i social media sono un altro punto di contatto con poco più di 100.000 follower su Facebook, considerato un punto di awareness importante per trattenere più clienti possibili sul nostro "negozio".
E si punta anche su molte attività collaterali che creano un gruppo virtuale.
Creiamo una relazione col cliente in ogni forma immaginabile nella shopping television.