Persidera Bernardino Santorsola
Operatore di rete digitale terrestre Gruppo Editoriale Espresso (30%) e Telecom Italia Media (70%), si sono associati e TIMB (operatore di rete di LA7) è diventata Persidera. Questo nuovo operatore gestisce la catena completa dal file generato fino all'antenna, 5 multiplexer nazionali con 820 siti nazionali con una copertura del 92.5% in qualità di operatore indipendente; i due multiplexer di ReteA attualmente poggiano su una infrastruttura di 400 siti e a breve, unificati, offriranno lo stesso grado di copertura nazionale.
[in pubblicazione su Millecanali Tecniche Nuove, tutti i diritti sono riservati]
Se la tv e internet sono gli strumenti di comunicazione più potenti mai inventati; i nuovi modelli di offerta partono dagli USA ed emerge la formula "all you can eat". La tv diventa un business programmabile con film e live show che reggono come offerta sullo schermo tradizionale, l'utente è sempre più multi piattaforma, PC, tablet, smartphone, e multi tasking in contemporanea con mail, social, arricchimento contenuti paralleli, etc.
La sua propensione al consumo però dipende dal contenuto e dalla qualità di fruizione, aspetti che come driver in assoluto guidano l'offerta. Spunti di riflessione sono la crescita della banda, la frammentazione dei ricavi tra le varie piattaforme. L'OTT aggrega, catalizza, consolida i consumi in modo efficace, e in generale il panorama di oggi non deve disorientare ma suggerire di aggregare contenuti ad alta qualità. La tv diventa un business programmabile per tutti. Il divario tra provider e broadcaster diventa sempre più labile.
Fabrizio Preti AS Roma: la produzione sportiva cross-mediale
L'AS Roma come società di calcio sta sviluppando nuove strade di revenue, quindi entertainment su digitale terrestre, satellite, radio, streaming, portale, etc.: in pratica, contenuti a livello globale.
La strategia media richiede semplicità di gestione dato ed esistono i vincoli che non consentono di trasmettere dal vivo le partite e di contenimento dei costi. Per fare questo sono indispensabili contenuti unici, bisogna raccontare storie e lavorare sulla presenza, sul brand e i contenuti trasversali disponibili su tutte le piattaforme.
Su queste linee strategiche derivano dei driver applicati dal centro sportivo di Trigoria, dove è stato creato il media center. E così sono nati Roma TV nel bouquet di SKY, presto anche su OTT, il canale radio Roma Radio FM e app per dispositivi portatili, web su IP, youtube con canale ufficiale all'avanguardia, Google Plus, e su tutte le piattaforme web social, tweeter, facebook, etc.
Due sono i driver organizzativi, con un modello di outsoucing a livello operativo a governo interno, accentrando in AS Roma tutte le attività editoriali ed operative ma in outsourcing tutti i servizi tecnico-produttivi grazie a una partnership basata sull'integratore di sistemi romano Broadcast Solutions. Il governo produttivo e tecnologico è stato mantenuto interno.
Ultimo driver organizzativo sviluppato è che la produzione multimediale sulle varie piattaforme era distribuita su diverse figure di produzione contenuti come dei mattoncini slegati, i giornalisti tv, quelli del web, il fotografo, etc, figure che sono state trasformate in una unica realtà editoriale e creativa. Questo dal punto di vista tecnologico ha comportato il creare una piattaforma sottostante che fosse in grado di supportare tale nuovo modello.
Per la tecnologia il driver è semplice: tutto deve essere prodotto in HD anche nell'audio e una scelta tecnologica non uniforme, ma basata sul "best of breed" nel rispetto di alcuni parametri, quali "economicità vs qualità" e bilanciare semplicità con affidabilità. Semplicità soprattutto di gestione della piattaforma e alto livello qualitativo della delivery.
Nella regia video sono presenti apparati di Karrera, Miranda, EVS e ClassX, Lawo, GV K2, Riedel, Samsung. Sono stati realizzati sei studi televisivi con sei set diversi ex novo, più tutta la produzione esterna, con delivery wireless sui campi di Trigoria, con Grass Valley, Panasonic, Sony, GoPro, Riedel, Sennheiser, ETC, Apple, Vislink, ITX, per il playout Simedia, AJA, HP, ingestion ed editing, grafica, con Apple, EVS,Adobe, Harmonic, Bon. Per la radio gli studi sono anche televisivi, con Lawo, Neumann, BT Online,Comrex,Riedel e ADR; mentre per il trasporto ci si è affidati a EI Tower con Ateme, Cisco, Wirecast, TvuNetworks e Google. Esiste anche una interazione televisiva su piattaforma Google in hangout con gli utenti.
Da fine Aprile in meno di 4 mesi si è andati live con radio, tv, distribuzione su IP e altro. Il messaggio è che non sono state introdotte innovazioni tecnologiche particolari ma, con una scelta molto chiara dei mattoncini che realizzano la struttura del media center, siamo arrivati a fare tutto, e la tecnologia è stata fondamentale.
Abbiamo realizzato persino tre set in uno spazio ridotto che prima era il magazzino del merchandising.
Francesco Panasci Sicilia HD
L'innovazione tecnologica è il fattore strategico e competitivo per la tv locale. La crisi di questo momento è impietosa. Le tre parole di fondo sono innovare, integrare, interagire e, invece, il momento sembra suggerire proprio il contrario. Se l'aggiornamento e l'innovazione sono normali, fisiologici e costanti, l'imprenditore tv oggi in questo caso è un po' atipico, spesso avanti con l'età, e la conduzione societaria spesso è di tipo familiare. Spesso il concetto di "locale" equivale a bassa qualità e tre emittenti su 10 in Sicilia organizzano il proprio palinsesto con due notiziari giornalieri, un programma sportivo con replica, uno di approfondimento settimanale, un talk settimanale a cui si aggiungono programmi confezionati con caratteristiche di produzione non omologate. Molti acquistano anche licenze di film di quarta mano. La programmazione è oltremodo asfissiata da televendite di forma e qualità bassissima. In pratica vi è carenza di palinsesto. In vent'anni di emittenza locale, caratterizzata da mancanza di strategia, si denunciano la mancanza di soldi, la carenza di produzione e una bassissima tecnologia impiegata, per creare palinsesti carenti e ripetitivi. Il tempo scorre ma la tecnologia corre e l'imprenditore arretra e manca l'aggiornamento tecnologico. Quindi si parla di involuzione culturale dell'imprenditore medio.
Sicilia HD di Panastudio ha iniziato nel 2013 puntando subito sul meglio della tecnologia in HD come fattore strategico per sviluppare un progetto editoriale in grado di competere rispetto ai 100 canali della Sicilia. Il telespettatore è colto, informato ed esigente e ama la tivù tematica. Sicilia HD a fronte di un programma di investimento abbastanza contenuto ha incrementato la vendita pubblicitaria di un 25% in un momento di enorme crisi, che coinvolge l'istituzione pubblica per un 10% di clienti privati, indicando valori in controtendenza. Molte aziende chiudono per una qualità dell'offerta bassissima. L'unica progettualità vincente era "uscire dal mucchio" e distinguersi grazie alla tecnologia in HD che diviene un piacere visivo per una nuova generazione di pensiero.
Tavola Rotonda: Tv locali quale futuro tra nuove piattaforme e nuovi modelli di business
Dobbiamo riconsiderare il modo di pensare e progettare il fare televisione a livello locale?
Gianbattista Bianchi Telearena gruppo Atesis. Come opera oggi un gruppo multimediale che ha innovato moltissimo in tecnologie? Derivando da un un editore storico di giornali, questa grande trasformazione è un'ondata che travolge e costringe a cambiare e ragionare su concetti come on demand e live con nuovi modelli di business. Oggi bisogna capire che esistono due mestieri, il fornitore di contenuti e l'operatore di rete, molto diversificati.
Piero Manera Rete 7
Lo stato dell'arte di Rete7. Non esiste alcun imprenditore che in trent'anni non abbia almeno più volte nella sua storia rivoluzionato tutto quanto e formato i propri dipendenti verso le nuove tecnologie e le tendenze del mercato, facendo proposte sempre nuove, quindi anche la televisione non è un elemento diverso.
Quindi oggi siamo su tutte le piattaforme, stiamo elaborando nuovi format non relativi al broadcast tradizionale, abbiamo nuove responsabilità nella capacità di rappresentare il territorio, data l'estensione della rete, se produce una buona qualità e quantità di informazione per tutte le piattaforme. Simo un fornitore di contenuti con una marcia in più, così come i nativi digitali.
Non a caso i nostri studi televisivi sono stati adattati alle nuove performance.
Ettore Tazzioli TRC, lo stato dell'arte.
Siamo un'emittente locale con qualità e credibilità, che cerca di essere impresa, tentando di differenziarci da chi fa programmi vuoti, televendite e solo un telegiornale; cerchiamo di avere i fondamentali sulla tecnologia: la scelta che abbiamo fatto è che una tivù locale si salva se si assicura il proprio core business allargando il bacino di presenza, quindi oggi copriamo Emilia, con una redazione su Bologna e per coprire la Romagna abbiamo investito sulle risorse umane, con 19 persone, e giornalisti veri. Dobbiamo fare bene l'informazione, che sia credibile, con una reputazione, per produrre tanti contenuti, con gli investimenti dovuti, come telecamere esterne, apparati per la diretta, e via dicendo, scommettendo soprattutto sui contenuti, e con un occhio di riguardo verso il Web.
Marco Pugno Tele Pavia.
Siamo partiti col digitale terrestre ancora prima delle date ufficiali nel 2010. Tuttavia ancora oggi ci sono comunque parecchi buchi e canali liberi che potrebbero permettere alle tv locali di associarsi per creare sistema e quindi business assieme. In pratica il sistema presenta delle grosse anomalie che ancora oggi impediscono di fare impresa. Non possiamo aspettare le leggi o le riforme ma dobbiamo metterci assieme e mettere in comune quei contenuti e quelle risorse che già ci sono, altrimenti si realizza la stessa frammentarietà tipica del Web dove le informazioni ci sono ma non si trovano se non con grande fatica.
Giambattista Bianchi: questa rivoluzione del sistema è un problema o un'opportunità e come possiamo creare un nuovo modello di business? Credo che sia un'opportunità nuova che va colta da tutti i produttori di contenuti, nonostante le vessazioni governative delle frequenze, le concessioni e le revoche. I nostri contenuti locali sono straordinari e non possiamo competere con le tivù generaliste. Noi dobbiamo essere la televisione di servizio nel territorio, distribuita su vari device.
Pietro Manera. Quindi il contenuto a livello locale può essere il driver per affrontare questa sfida ma come si genera un modello di business?
C'è un bisogno famelico di informazione anche se in parte è già soddisfatta. Riuscire a far esplodere il contenuto locale è davvero una sfida, proprio per la modesta capacità della tv locale di porsi. Qui le risorse umane sono determinanti e il nostro futuro sta alla capacità di utilizzo di nuove tecnologie e nella capacità di rapportarsi con un sistema globale così da valorizzare al massimo questa nostra identità.
Ettore Tazzioli. Si producono -quindi- tanti contenuti a basso costo, velocemente e volendo anche di qualità superiore, e ci può essere l'idea di fare dei contenuti innovativi, ma poi come si vanno a monetizzare?
Questo è il problema, noi abbiamo fatto quello che era necessario per il passaggio al digitale, costruita una sede più piccola a Bologna, rispetto alla centrale che è a Modena, scelto la tecnologia Tricaster che consente di produrre tante ambientazioni e tante scenografie, però metà del budget lo abbiamo speso in risorse umane. Purtroppo il mercato pubblicitario non copre questo sforzo, è in calo, abbiamo così creato un filone dedicato al consumo prevalentemente food e cerchiamo di monetizzare la credibilità che abbiamo sul piano dell'informazione; dobbiamo insistere sulla qualità con format che siano adatti.
Marco Pugno: "Fare televisione col vantaggio di essere partiti da zero in una provincia piccola e a ridosso di una grande metropoli è un vantaggio, anche per creare nuovi modelli di business o no?
La vicinanza con la metropoli non è per noi un grosso problema; nella nostra provincia siamo gli unici e affianchiamo programmi locali ad altri con un appeal più ampio, raccogliendo pubblicità in provincia di Pavia ma abbiamo creato anche un nuovo prodotto editoriale che si basa su una struttura di vendita di prodotti enogastronomici di alta qualità e quindi ci siamo dotati di una infrastruttura adatta, gli show in accordo con le aziende produttrici.
Cosa auspicare affinché la tivù locale abbia un futuro?
Giambattista Bianchi: che la politica attuale comprenda che a rischio oggi ci sono circa 7000 persone che lavorano in questo settore tra tecnici e giornalisti e l'astensione è gravissima: è un comparto che soffre da da diversi anni. Chiediamo a questo paese di potere fare impresa.
Piero Manera: il governo può fare delle scelte che sono vitali per le imprese; forse verrebbe la pena di disboscare il numero eccessivo di programmi e di tv senza imprese alle spalle, visto che non hanno utilità sociale e non rappresentano un territorio, nè danno uno stipendio o garanzia di continuità alla gente.
Ettore Tazzioli: ma dunque servono le tv locali? In effetti chi dà un vero servizio dovrebbe essere trattato in modo diverso da chi invece propone un guscio vuoto di programmi vuoti uguali e acquistati. Non si può andare avanti con 500 emittenti che tali non sono, solo il 10% di quelle emittenti ha una struttura, una serietà, un progetto editoriale, un conto economico che si regge. E sulle altre tv bisognerà intervenire.
Marco Pugno: facciamo po' di pulizia e lasciamo spazio alle tv locali che hanno voglia di fare impresa.
Ristrutturazione delle imprese di produzione con conseguente aggiornamento tecnologico delle strutture e degli studi, Bartelletti Alfredo segretario SMPTE
Come si realizza il trasporto dei segnali ultra HD nelle strutture televisive?
Nel 2016 si festeggia il centenario prima del cinema e poi della tv e la SMPTE ha sempre redatto le norme e gli standard che servono in questi settori. L'interfaccia SDI si è evoluta nel tempo dal 1989 dai 270 Mb per l'SD, nel 1998 la 292 per l'HD a 1,5 GB, nel 2006 la ST424 per il 3G, ora il salto tecnologico è alle porte, e si affaccia l'ultra HD con più pixel, più bit, più banda, e l'interfaccia SDI dovrà adeguarsi al nuovo standard.
Tra le cose fondamentali la sincronizzazione nell'SDI, oggi l'ultra HD richiede maggiore frame rate e maggiore dinamica. Si chiamano 3840 fase uno e 7680 fase due.
Si passa quindi da 1,5 GB attuali dell'HD alla futura massima espansione dell'ultra HD fase due a 96 e oltre gigabit al secondo.
Per ottenere questo tipo di risultati la struttura più semplice sarebbe aumentare la velocità dei bit sugli attuali cavi coassiali ma le tecnologie attuali non lo rendono possibile proprio per la lunghezza massima tra sorgente e destinazione che non va superata dal segnale SDI (SD oltre 400m, HD a 300m, col 3G a 200m e con l'UHD si crolla sotto ai 60m) questo comporterebbe un cambio generazionale fondamentale di tutti gli impianti e la ri-cablatura di tutti gli studi televisivi attuali. Nella preparazione delle nuove norme, la nuova HD-SDI del futuro ha considerato queste problematiche in modo da poter utilizzare l'infrastruttura attuale con più segnali in parallelo.
La 2081, 2082 e 2083 sono le proposte allo studio e il 12G UHD-SDI dovrebbe essere definito entro due 1015 poi seguiranno le fasi successive a più alta risoluzione.
Uno dei requisiti è la possibilità di una migrazione tecnologica della infrastruttura nel tempo degli studi televisivi di oggi che sono a 3G e stiamo già parlando dell'ultra HD fase uno o 4K e fra qualche anno (in qualche parte del mondo già si affaccia) la fase due ultra HD a 8K. L'idea è di non cambiare completamente l'infrastruttura ogni volta e normalizzare ciò che gli americani chiamano "gear box", ossia un meccanismo che consente di scomporre l'immagine in ultra HD in quattro, oppure otto, oppure 16 sotto immagini a risoluzione più bassa qui con un data rate inferiore per poter utilizzare l'infrastruttura attualmente in uso, 3G.
Conclusioni: l'evoluzione del segnale SDI sarà in una gerarchia di profili che consentiranno, quindi, l'utilizzo di trasporti a velocità più bassa per il segnale completo ultra HD con la compatibilità prevista per una migrazione anche ai livelli successivi della fase due ultra HD a 8K.
Mauro Cassanmagnago
Tema: IT production e private cloud.
Le tecnologie del futuro partono dalle reti wired e wireless che da qui a 25 anni saranno in crescita esponenziale per la velocità del trasferimento dati. Ciò per proiettarla sul mondo della tv. La situazione attuale prevede velocità in crescita esponenziale solo sulle reti dati cellulari, e dati di crescita presumibilmente meno intensi nelle Wlan in casa, gli accessi in fibra, e le backbone. Quello che è importante è che nella crescita si nota che le reti in futuro che saranno in enorme espansione sono quelle della telefonia in grado di arrivare a gestire dati addirittura in Terabyte. È determinante capire l'infrastruttura adatta per raggiungere le utenze e capire che investimenti fare -poche volte su un lungo periodo di anni- anche per la crisi che impone risparmi di scala. Oggi è indispensabile ottimizzare le risorse per gestire i nuovi flussi utili e portare all'utenza quel tipo di richiesta di contenuti che ci viene data oggi.
A parte il wireless che si evolverà con le Multifrequenze e anche nella fibra ottica che però ha limiti fisici dovuti alla tecnologia monomodale (560Tb di limite attuale). Bisognerà passare alla fibra multimodale per continuare nella crescita sulle connessioni in fibra. Gli investimenti fatti in passato si ripagano solo se sono fatti "con la testa" nel lungo periodo e se continuano a crescere con questa logica.
Il concetto è di riuscire a trasferire su IP tutto, studi e produzione totalmente su IP eliminando la connessione in rame. Il domani è una rete solo in fibra e senza limiti di banda così tutti i limiti del rame sono superati.
In pochissimi mesi si è passati a comprendere che la tecnologia IP è una realtà sancita dall'SMPTE per lo sviluppo della televisione.
A esempio ESPN nella sede centrale del Connecticut, con un investimento importante, ha cablato totalmente tutta la parte studi utilizzando solo tecnologie IP e compressione JPEG 2000 su tutte le infrastrutture. Da noi le risorse sono estremamente limitate è però determinante che si investa nelle strutture giuste anche con piccoli investimenti così i sistemi rimangono aggiornati: ci vuole oculatezza in queste scelte.
L'idea di fondo è sempre la stessa, eliminare l'obsolescenza degli apparati vecchi, semplificare la struttura, diminuire le distanze virtuali tra le sedi lontane, agevolare la produzione, favorire il Live e la Pay Tv.
In ESPN hanno investito in una infrastruttura che Permette di posizionare delle telecamere IP direttamente nelle palestre del college, gli studenti diventano dei cameramen e la regia finale è presso la sede con l'unico costo della connessione che va verso lo stadio. Questo concetto esemplifica un po' quella che sarà la televisione del futuro poiché è molto facile legarvi un second screen e altro in linea coi tempi.
Mediaset sta investendo in software in hardware di tipo IT e molto poco in tecnologia tradizionale disegnando nostro futuro su questa base considerandolo una transizione tra la televisione basata su l'utilizzo di strumenti abituali in una tv in cui si riuscirono strumenti del passato e strumenti nuovi. Quella che si afferma è la piattaforma IP che sostiene tutto il sistema, raccoglie tutte le informazioni e il MAM dove tutte le informazioni e i metadati relativi ai segnali di tale livello sono raccolti e resi disponibili a tutti i fruitori della piattaforma. In questa logica ognuno dei singoli blocchi può essere sviluppato separatamente per poi confluire nel core concentrare quindi siamo partiti con un progetto basato su aree di lavoro che poi alla fine convogliano in un unico cuore. Siamo partiti dalla promozione che oggi si basa interamente sulla tecnologia iP, siamo partiti dalla Library per l'emissione e poi abbiamo aggiunto la pubblicità e la programmazione, i contenuti filmici, i contenuti Live, le cose più complesse sono quelle legate alla produzione dei grandi show dove dobbiamo completare il flusso di lavoro.
Tutti gli apparati devono lavorare su base IP il primo mixer di questo tipo si è visto al NAB 2014 anche se era molto costoso. Mancano anche degli strumenti a basso costo che permettano di veicolare in HD postazioni nel mondo dotate di banda sufficiente. La domanda è anche quanto ad oggi la qualità influisca sulla visione, cioè è necessaria la qualità per certi contenuti o possiamo accontentarci di quello che riesco a vedere? A mio modo di vedere per sopravvivere in questo mercato non è più la tecnologia ad essere importante ma lo sono i contenuti; la produzione a basso costo di belle idee permette la sopravvivenza. È importante targhetizzare un'area di mercato a capire quanto spendere in quell'area.
Per quello che riguarda il Cloud bisogna stare attenti a quello che si dice e a quello che è possibile fare. Di che cloud parliamo, per che cosa lo dobbiamo utilizzare; ne esistono diversi tipi, tradizionale, private cloud e hybrid cloud. Per una questione di segreti e di privatezza dei dati io sono a favore del Private Cloud, soprattutto in presenza di dati e contenuti primari: i miei contenuti pregiati stanno presso di me e li gestisco, infatti nessuno per adesso ha dimostrato nei nostri ambienti che esista un vantaggio economico per i contenuti ad alto bit rate, mentre vantaggi economici possono esistere per chi non ha né infrastrutture e per chi gestisce contenuti dati a bassissimo livello e non ha alcun interesse a proteggere quei dati. Se i contenuti vanno distribuiti a 1 milione di utenti è ovvio che il materiale originale verrà compresso messo così che i tuoi operatori lo distribuiscano agli utenti finali.
Per quanto riguarda i costi del Cloud ad IBC un panel tra cui un operatore Telco, ITV e BSKYB hanno detto che il cloud è interessante ma va utilizzato con saggezza: attenzione a non mettere il MAM nel cloud. I conti all'interno dell'azienda sono sempre stati fatti su materiali da 50 Mb in SD e 50 Mb in HD, compresso. Questa banda va comunque aumentata, quindi servono più storage e più banda per trasferire i segnali quindi di nuovo problemi di rete e di infrastruttura dove cambiano il formato. Ovviamente vanno adattate tutte le infrastrutture al nuovo formato. Se questo venisse effettuato nel cloud i costi lieviterebbero eccessivamente. Quindi è utile valutare bene le ricadute quando parliamo di grandi sistemi e gestire queste transizioni commercialmente perché altrimenti i conti della fine non tornano. La strategia Mediaset è essenzialmente hardware per gestire questa transizione verso l'IP e i meta dati basandosi su un corporate MAM, più dei MAM dipartimentali, quindi non concentrare in un unico sistema tutti i dati che potrebbero anche non essere necessarie ma solo quelli necessari a tutti e lasciare localmente quelli riferiti per esempio alle news allo sport, la produzione. Quindi, se sono ridondanti, li si lascia a un livello più basso.
In questa area e a questo livello abbiamo dei sistemi broadcast ad alta capacità ad alta scalabilità e alto throughput con un costo abbastanza elevato.
Poi abbiamo un altro livello lo "scaffale digitale" dove vengono utilizzate delle tecnologie professionali quindi con costi inferiori, che devono memorizzare dati e darci comunque delle garanzie, si tratta di uno storage intelligente dove con un numero di terabyte ragionevole, le singole aree gestiscono tutti i loro materiali. Questi box delocalizzati vengono controllati tramite la rete e quindi quando dal sistema centrale cerco un contenuto, lui interroga tutti i MAM dipartimentali e tutti gli scaffali digitali finché estrae tutte le ricerche sullo stile di Google. Una macchina di questo tipo può contenere fino a 2700 ore di materiale con uno 96 Terabyte a bordo a salire con 770 Terabyte che contiene 22.000 ore. Tali macchine oltre a gestire i dati in Raid possono caricare delle app e trasformarsi in un Web server quindi esporre i contenuti a tutti i colleghi - volendo anche verso Internet - così da avere una visione globale di tutti quanti i contenuti. Una library di gruppo permette di spostare contenuti da una parte all'altra senza alcun problema o il sistema lo fa automatico.
Il cliente può visionare materiale in bassa qualità e una volta che conferma l'acquisto li riceve via FTP in push o pull dalla stessa macchina.
Stesso discorso nella vendita di pubblicità, ci sono delle postproduzioni esterne che sono a Roma dove viene editato il materiale poi spostato nell'archivio centrale, è automatico decodifica viene spostato Nell'archivio di questo dipartimento e cliente in grado quindi di visionare il materiale che una volta confermato viene rispostato nell'archivio centrale per essere mandato in onda tutto questo realizzato attraverso tablet e smartphone e a dimensione dell'investimento per l'area. Quindi due livelli di accesso con differenti investimenti per cercare di offrire opportunità di crescita, ma ovviamente in un momento di crisi è imperativo tenere gli investimenti relativi alle tecnologie i più contenuti possibile.