Terza e ultima parte … e non dite poi che non ve l'avevamo detto.
Articolo in pubblicazione su Millecanali, tutti i diritti sono riservati
Da alcuni mesi a questa parte su Millecanali abbiamo affrontato alcune problematiche tecniche relative al DVB-T e le ultime sue battute, cercando di raccogliere pareri e dare consigli che abbiamo raccolto sul campo dai costruttori (che ringraziamo!) e organizzato in tre capitoli. Questo è il terzo e ultimo, conclusivo che ribadisce alcuni concetti e talora riassuntivo. Speriamo di aver fatto un'opera utile (e non solo lunga).
State ancora decidendo in merito allo switch-over verso il DBV-T? Bene siete ancora in tempo a verificare che quello che state per comprare (o che avete già comprato) risponda a tutta una serie di “suggerimenti” (o forse delle “ovvietà”) che abbiamo raccolto “dal campo” e di seguito vi diamo. L'approccio è più lineare (visto che siamo in tema) possibile, seguendo i tre grossi “gruppi”, gli head-end, i ponti radio e i trasmettitori DVB-T per finire con due considerazioni sui sistemi di antenne.
ECCITATORI TV
All'inizio della catena di trasmissione è indispensabile un buon eccitatore. Al momento non sono molti i costruttori che realizzano in casa un simile apparato. Diversi impiegano apparati di terzi, e moltissimi fanno uso di motherboard conosciute e consolidate e tutt'al più personalizzano il software.
L'attuale tendenza è realizzare soluzioni multistandard per trovare applicazione nei maggiori standard di mercato: DVB-T, ATSC, ISDB-T, DVB-T2, DTMB, DVB-S2, Gap Filler.
Molto si gioca anche nella scelta dell'eccitatore/modulatore che oggi, grazie alla nuova generazione di componenti super veloci che la nanotecnologia permette, sostituiscono il classico up-converter ottenendo incrementi di MER (fattore di merito, cioè la qualità del tx) anche superiori al 25%.
Caratteri ideali sono l'adeguatezza al tipo di rete, il costo contenuto, l'alta qualità, la modularità per poi poter crescere in futuro, magari in un mainframe unico in cui inserire diverse schede con codifica ASI, IP, IP-ASI, conversioni di multiplexing; quindi gestire tutto quello che riguarda le tecnologie di codifica e distribuzione interna di una rete e avvallare qualsiasi nuova configurazione dell'emittente che vorrà progredire.
Head-end: encoder-multiplexer e remultiplexer, MIP inserter e gli SFN adapter
In queste famiglie di prodotti possono esserci diversi apparati associati a questo tipo di applicazioni.
Negli Head-end, gli encoder, di solito localizzati negli studi televisivi di partenza, sono i sistemi che si occupano di comprimere i segnali audio video in bassa frequenza per trasformarli in un segnale ASI da distribuire in MPEG standard o Alta definizione. Le caratteristiche di ingresso e uscita possono variare parecchio. Chi si accontenta di solito sceglie un modello con solo ingresso AV analogico da accoppiare alla regia in analogico. L'encoder comprime i dati in MPEG 2 e genera in uscita un segnale ASI. Su un encoder più performante invece avremo anche ingressi SDI, meglio se con audio embedded, seguendo i dettami praticamente universali in fatto di playout. Poter quindi utilizzare un segnale già digitale per effettuare un transito diretto da-digitale-a-digitale è sicuramente meglio e la qualità del segnale in uscita aumenta, visto che abbiamo evitato già alla fonte una conversione A/D. Quindi, nell'acquisto sono da considerare le differenze di prezzo e se non è molta è senza dubbio meglio creare una filiera già digitalizzata.
Ci sono poi sul mercato encoder già previsti di multiplexer a bordo che consentono di generare un flusso multiplo di audio e video per vari programmi, semplicemente mettendo in catena delle apposite schede encoder.
L'alternativa è far uso dei diffusi apparati multiplexer che si occupano di “parallelare” più programmi audiovideo ma non generano le tabelle che consentono di andare in onda correttamente (LCN, nome emittente, tripletta ID che identifica nazione, regione, e service provider) visto che queste sono generate dall'encoder (mentre il remultiplexer può anche editare tali informazioni). Sempre negli head end, verso la fine della catena sono collocati i MIP inserter e gli SFN adapter, in grado di gestire i ritardi che dalla sede devono essere impressi a tutti i vari trasmettitori sull'area di competenza per sincronizzare tutta la rete in tecnica SFN. Questi apparati dispongono di un antenna GPS per gestire gli stessi riferimenti che i trasmettitori utilizzeranno nelle aree di esercizio.
Qui l'importante è comprare apparati che operino su protocolli standard come la gestione LCN che è fondamentale oggi. Altrimenti il rischio è che i ricevitori domestici non siano in grado di sintonizzare il segnale TV perché non riconoscono il segnale standard. Oppure il rischio è di comprare apparati encoder che operano la conversione ma che obbligano al pagamento successivo di licenze aggiuntive quando serve effettuare la gestione LCN.
Ponte radio
Il segnale generato nell'Headend deve essere poi trasmesso e questo avviene tipicamente mediante una dorsale in ponte radio monodirezionale oppure bidirezionale; in questo secondo caso si parla di contribuzione, come nel tipico caso delle redazioni esterne che vanno collegate allo studio.
La distribuzione del segnale viene poi effettuata in ASI come nella gran parte dei casi oggi esistenti in Europa (una tecnica asincrona propria sviluppata per il trasporto dei segnali tv) oppure in ethernet che è tipicamente nata per il trasporto di dati inizialmente non televisivi e si sta diffondendo sempre di più.
Alcuni ponti, mediante appropriate schede, possono operare contemporaneamente sia con flussi ASI sia con flussi Ethernet e alcuni anche in Gigabit Ethernet, con tipiche tratte bidirezionali.
I ponti devono impiegare bande e larghezze di banda autorizzate e armonizzate (cosa che in Italia non accade sempre!), magari visitando il sito del Ministero per lo Sviluppo Economico nel Settore Comunicazioni dove è presente l'elenco di ciascun produttore e dei modelli armonizzati, quindi certificati per l'uso che ne è previsto.
Più difficile da verificare a priori è la qualità del ponte radio che non deve in modo assoluto “inserire nulla di suo” rispetto al segnale di partenza, pena la perdita della possibilità di lavorare in SFN sui vari trasmettitori.
Questa caratteristica si chiama “PCR restamping” e se il ponte è di questo tipo bisogna tenere presente che non potrà mai essere utilizzato in SFN. Quindi è d'obbligo chiedere al produttore una sorta di certificazione che garantisca che tutti i suoi prodotti siano stati sviluppati secondo le norme internazionali ETSI. E questo vale per tutti i tasselli che compongono una rete DVB-T. A maggior ragione quando si finisce con l'utilizzare prodotti di parti diverse, se non rispondono ai requisiti appena espressi, nessuno potrà mai garantire che le varie macchine dialoghino e si comportino correttamente.
Da controllare è anche che il ponte sia in grado di modulare in QPSK standard, altrimenti sarà impossibile impiegare un banale e normale ricevitore satellitare.
Spesso i ponti (di derivazione telefonica e non nati per il broadcast) che operano solo in IP non hanno la possibilità di “scorporare” il canale trasmittente da quello ricevente. Quindi, se la necessità è creare una tratta bidirezionale, su alcuni ponti è possibile solo determinare il canale in trasmissione e di conseguenza il canale in ritorno è fisso, visto che all'interno esiste un unico oscillatore locale che gestisce la banda in up e down conversion. Così è determinante scegliere apparati dotati di due oscillatori dove è possibile addirittura mischiare bande differenti (e.g. andare in una direzione sui 10 e nell'altra sui 5 Ghz). Da tenere presente a titoloinformativo che tutti i grandi operatori di reti broadcast ad oggi hanno effettuato scelte in favore dei ponti ASI.
A proposito dei ponti che permettono di trasferire i segnali tv è bene suddividere il discorso in “diffusione” e “contribuzione”.
Le contribuzioni devono avere caratteristiche qualitative molto diverse secondo la tipologia di contenuti che vengono veicolati (la differenza, per esempio, è graffiante tra le news e lo sport). Oggi l'attenzione ai costi può distogliere l'attenzione da un fattore determinante e cioè che i costi d'acquisto superiori di alcune macchine possono essere assorbiti su un arco di tempo anche breve; infatti preferendo un più costoso ponte in MPEG4 -visto che utilizza metà della banda dell'MPEG2- possiamo trasmettere una qualità assai migliore risparmiando per sempre sul noleggio e il costo della banda satellitare. Un discorso -quindi- da verificare soprattutto da parte di chi utilizza molte contribuzioni. Il concetto appena espresso interessa tutti gli operatori perché coinvolge la riserva o ridondanza: infatti tutti i sistemi di contribuzione sono ridondati -di solito con collegamenti in fibra ottica- e in una possibile interruzione di servizio si interviene con l'emergenza via satellite o via IP.
A livello di contribuzione in HD MPEG4 4:2:2 a 10 bit, fino a ieri per una tipica contribuzione satellitare DSNG si impiegavano 60Mbps, oggi per avere un risultato migliore a livello di qualità bastano 40 Mbps con un MPEG4 HD 4:2:2 a 10bit, quindi con un risparmio di banda sensibile e migliore resa visiva.
Gapfiller
Per quanto concerne i gap-filler sono molte le aziende sul nostro territorio che affermano di non aver ancora ricevuto, almeno in Italia, una richiesta per un vero gap-filler in quanto un apparato per essere davvero tale deve operare in isocanale, come ripetitore in banda, deve avere tutta una serie di isolamenti tra il segnale in ingresso e quello in uscita.
Molte emittenti dove avevano un ripetitore in banda hanno preferito creare un nuovo link e utilizzare un altro trasmettitore (pur chiamandolo gap-filler). Per tutti questi operatori TV il gap-filler è in pratica un apparato di piccola potenza che deve chiudere alcuni “buchi” della rete.
Trasmettitori/eccitatori
Qui si è già detto tutto (anche nelle “puntate” precedenti). Fondamentale in questo segmento, l'eccitatore DVB-T deve avere un riferimento in frequenza per poter lavorare in SFN quindi avere a bordo un GPS o riferimento a 10 MHz 1PPM per potersi sincronizzare con l'SFN adapter e MIP inserter all'inizio della catena. Un fattore discriminante tra i vari produttori -come già detto- è la realizzazione del modulatore “in house” che differirà anche per filosofia rispetto i produttori che “semplicemente” acquistano un modulatore OEM da terzi e poi lo integrano nelle configurazioni proprie.
Chi realizza il modulatore direttamente e internamente sarà in grado di intervenire e correggere eventuali anomalie e qualsiasi inefficienza possa nascere all'interno della filiera del segnale oggi e domani. Il pensiero comune è che affidarsi all'esterno per alcuni tratti dei propri prodotti evidentemente implica una dilatazione dei tempi, dei costi e non è detto che in caso di problemi si riesca a gestire il problema completamente.
Un altro tratto fondamentale dell'eccitatore DVB-T è la possibilità di cambiare il canale in modo agile in frequenza anche visto che il Ministero assegna le frequenza sempre molto a ridosso dello switch-over e solo con un prodotto agile in frequenza ci si mette al sicuro da qualsiasi rischio.
Un prodotto già canalizzato di fabbrica invece è fisso su un solo canale e per eventuali cambi di frequenza deve rientrare in azienda...(!)
Chi investe oggi deve sapere che non dovrà buttare alcun apparato tra sei mesi.
Se l'eccitatore è costruito con una filosofia lungimirante potrà essere aggiornato a modulazioni differenti, come il T2, magari cambiando solo un modulo (o il software).
Nei trasmettitori oggi bisogna considerare le tensioni di alimentazione tipicamente utilizzate per gli LDMOS per creare la potenza d'uscita. Le tecnologie a 50 V (BLF 888A, transistor di ultima generazione che genera 200 W RMS) sono quelle attuali, (quelle di ieri erano a 28 V e a 35V), e permettono di risparmiare in termini energetici migliaia di euro l'anno in corrente elettrica (il che per alcuni vuol dire il ripagarsi il costo del trasmettitore stesso in due anni).
Resta da verificare un dato molto importante, che l'impiego di tali transistor sia fatto in modo efficiente, oppure il prodotto sia stato “tirato per il collo” e a che temperatura viene tenuto il pallet sullo specifico sistema di trasmissione, un dato direttamente legato alla longevità di questo transistor e del trasmettitore. Spalmando l'investimento in modo drammaticamente differente e investendo qualcosa di più all'inizio, poi risulta inutile mandare il tecnico in postazione ogni sei mesi per fare delle riparazioni.
Installazioni e sistemi d'antenna
Gli investimenti in questa fase storica sono tutti rivolti agli apparati, mentre per i sistemi d'antenna, si prosegue coi sistemi radianti e i lobi di irradiazione, i “tiltaggi” delle torri, delle antenne e dei pannelli, sviluppati per trasferire il segnale analogico. Per trasferire segnali digitali bisognerebbe invece stravolgere completamente le installazioni esistenti.
Il DVB-T è un sistema a micro o macro-celle, come nella telefonia GSM, tante celle piccole ravvicinate di bassa potenza che riescano a gestire in modo corretto i vari ritardi SFN.
Purtroppo il sistema come è concepito oggi prevede macro celle di grande potenza e distanti tra loro e invece sarebbe buona cosa effettuare una giusta programmazione di rete a priori: un aspetto che hanno realizzato solo i grandi broadcaster.
Molti sistemi d'antenna sono stati semplicemente ri-orientati verso il basso poiché essendo stati creati per l'analogico erano composti per creare un largo bacino di copertura, mente adesso è importante chiudere questi lobi per evitare interferenze.
Chi deve partire da zero invece è molto meglio che progetti una rete in modo serio facendosi assistere dagli appositi software.
DIDASCALIA
In pratica tutti gli attori coinvolti nella trasformazione al DVB-T suggeriscono che il committente non deve incorrere nell'errore di cercare di combinare apparati di differenti provenienze. In pratica è determinante poter avere un interlocutore unico e competente che sappia dove metter mano.
DIDASCALIA
Non abbiamo fin qui affrontato il discorso del SOFTWARE ma sono moltissimi a pensare che è assai meglio che un editore compri per il proprio reparto tecnico un software dedicato. (i primi nomi che ci vengono in mente sono ICS, Vector, ACT, Aldena, ma ce ne sono anche diversi altri)
DIDA
In pratica sono state create reti analogiche in diverse decine di anni mentre ora stiamo passando al digitale in pochissimo tempo, quindi è chiaro che le difficoltà sicuramente non mancano. Oggi è determinante potersi affidare a una “realtà” che possa seguire i clienti anche in un servizio post vendita e che non sia un mero distributore di prodotti.