Broadcast-Tv

Alta Frequenza: grandi difficoltà e nessuna certezza

Una forte dose di pessimismo permea -in questo momento- il settore dell'alta frequenza in Italia

(articolo in uscita su Millecanali ilsole24ore, tutti i diritti sono riservati)
Unica nota positiva, c'è anche chi vede un orizzonte di “nuovi ed entusiasmanti progetti”, che passano dalla creazione di nuove realtà e consentiranno importantissimi sviluppi in Italia ed all’estero nei prossimi anni. Le novità, che al momento rimangono ancora top secret sono annunciate in linea di massima entro la fine di quest’anno.

Uno speciale sul “sistema alta frequenza”, un comparto che vede l'Italia sicuramente in posizione di riferimento nel mondo, proprio per l'incredibile vivacità e varietà di aziende specializzatissime in tutti i segmenti di questo affascinante settore.

Siamo però storicamente alla conclusione del processo di switch off verso il digitale televisivo del nostro territorio, quindi è quasi d'obbligo cercare di cogliere alcune risposte da parte delle aziende che hanno vissuto in prima persona questa importante modifica d'assetto.

Abbiamo quindi rivolto loro le seguenti domande:

1) come vedete dal vostro punto di vista il processo di switch off appena concluso, come si è modificato il panorama italiano dell

'alta frequenza e della diffusione televisiva,

2) cerchiamo di delineare le problematiche ancora presenti

3) quali sono le future opportunità di mercato (T2 o altro sullo sfondo) e l'evoluzione possibile per la vostra azienda.

Le aziende che abbiamo interpellato sono state:

ABE, CTE, DB Elettronica, Diem Technology, DMT, Elber, Elettronika, Eurotek, Eurotel, Irte, Linear, Screen, Telsat, Sice, Itelco.

Probabilmente le nostre domande sono arrivate in un momento un po' delicato dato che in generale possiamo affermate che di solito riusciamo a suscitare da parte di queste aziende una conversazione più partecipata che qui non c'è stata.

Tuttavia nel ringraziare tutti e in particolare chi ci ha risposto per tempo, possiamo tracciare un quadro in generale che descrive un settore in grande sofferenza.

Qualcuno ha esordito con alcuni concetti molto precisi e non rincuoranti: “Il settore del broadcast a livello mondiale è molto in crisi, soprattutto per la situazione economica generale. In italia la crisi è amplificata dal nostro sistema governativo che non dà certezze di nessun tipo. Le piccole emittenti private tenderanno a sparire per vari motivi, principalmente perché non hanno pianificato l'avvento al digitale e perché hanno sperperato i tanti contributi a fondo perduto dati dal ministero in questi anni. Di conseguenza per la mia azienda prevedo un periodo molto duro.”

Le problematiche che rimangono da risolvere sono numerose: sia tecniche, visto che in pochi hanno fatto una pianificazione seria, sia burocratica, visto che il ministero delle telecomunicazioni ragiona diversamente regione per regione, sia economiche come accennato sopra.

Anche nel panorama che riguarda i possibili sfruttamenti di vene tecnologiche nuove, come il T2, in generale non si vantano grandi aspettative se non per alcune nicchie, dato che molti apparati come i ponti, già installati, spesso sono già “T2 compliant”.

Vado al... minimo

Pur essendo terminato lo switch-off dei segnali analogici, non si può dire che si sia completato lo “switch-on” dei segnali DVB-T. Molti, moltissimi editori, dai più grandi ai più piccoli, hanno attivato solo il minimo indispensabile per proseguire l’attività. Spesso, pur avendo una frequenza singola, hanno attivato le reti in modalità MFN per limitare investimenti e danni derivanti da calcoli mal fatti. Rimane così assai diffusa la convinzione che “ci sarà pertanto ancora moltissimo da fare”.

Le principali problematiche derivano da reti SFN ancora addirittura da progettare e sistemi radianti da rifare completamente. Ancora una volta -come abbiamo detto molte volte in queste pagine- per salvare il salvabile è indispensabile rivolgersi a partner affidabili.

Le speranze di piccoli e piccolissimi

Secondo molti, il profilo dei piccoli editori descrive un panorama che si presenta piuttosto tragico, perché “tanti stanno chiudendo o chiuderanno in massa”. Il frazionamento dei canali e il conseguente calo della pubblicità e degli inserzionisti si teme li ucciderà e comunque resisteranno solo i grossi gruppi che possono vantare un reddito in arrivo non certo solo dalla televisione, ma possono attingere ad altre risorse che non siano solo pubblicitarie.

Qualcuno ci ha confermato: “Clienti medio piccoli, oggi in gravissima difficoltà, hanno dovuto spendere moltissimi soldi per sopravvivere e sono del tutto incerti sul futuro. I pochi che ancora “vorrebbero fare” si trovano con le spalle al muro perché le regole sul tavolo cambiano ogni. Ogni tre/quattro mesi si assiste al “balletto dei canali” sullo stile “te li dò, ...te li tolgo, ...te li sposto” che non consente loro di fare la benché minima programmazione.

Da broadcaster a operatore di rete

Per i grossi gruppi si può prevedere una ulteriore concentrazione di network operator. Quindi, nel momento in cui gli editori medio e piccoli non ce la faranno, chi avrà le dorsali e la capacità operativa, probabilmente vedrà riempirsi i propri mux con qualche segnale di operatore medio piccolo “sopravvissuto”.

Molti considerano la posizione del broadcaster pubblico nazionale addirittura molto più indietro nel processo di switch off rispetto al panorama appena presentato. Basti pensare che da tre anni a questa parte è stata annunciata e sempre rinviata una gara relativa all'assegnazione dei ponti radio per le dorsali, quindi i canali DVB-T al momento sono ancora alimentati esclusivamente via satellite.

Le problematiche ancora presenti sono tuttora legate alle reti in SFN. Da un lato gli impianti principali sono stati accesi; così, chi ora si trova nella condizione di accendere qualche altro impianto si trova a dovere affrontare il non facile problema della sincronizzazione SFN che ha dato il via ai seri problemi.

Molto spesso sono stati acquistati apparati pronti a funzionare in SFN solo sulla carta e ora che questa tecnologia è messa realmente alla prova è stato dato il via a una lunga serie problematiche e criticità.

“CritiCittà”

Il risultato per tutti, grandi e piccoli, è che esistono delle zone scoperte del segnale digitale - anche nelle grandi città - dovute alla sovrapposizione di segnali in arrivo da diverse postazioni.

E la risoluzione di un simile problema è tutt'altro che facile.

In generale possiamo affermare che chi ha acquistato da un “grande marchio” o almeno dallo stesso produttore tutti i prodotti della catena in alta frequenza, dall'head end fino al trasmettitore, non ha avuto problemi o se li ha avuti almeno sapeva a chi rivolgersi.

Chi invece ha preferito affidarsi al fai da te, con prodotti “misti” di diversi produttori e apparati di vari modelli, sicuramente si è trovato dei problemi seri e prima di tutti il “problema di chi chiamare per farsi risolvere il problema”.

Il parere autorevole è che in questo caso “difficilmente se ne verrà fuori” se non intervenendo pesantemente sugli investimenti secondo un percorso assolutamente improponibile in questo momento storico.

In pratica ciò descrive un problema tecnico, commerciale e finanziario che è tutt'altro che risolto in questo momento.

E chi ha fatto la seconda

Quasi tutti gli editori che hanno una seconda rete, visti gli ultimi decreti ora sono costretti a “rottamarla” e nessuno sa dire quando usciranno i regolamenti attuativi. Tutti sono per così dire alla finestra e nessuno sa cosa potrà succedere con certezza; di certo da questa rottamazione deriveranno nuovi canali disponibili, nuova capacità trasmissiva, possibile ridistribuzione ai soliti grossi nomi, con grande preoccupazione diffusa.

La normativa che continua a obbligare gli editori a continui cambi di frequenze sta ulteriormente contribuendo a complicare il settore. Essi infatti si trovano a dover affrontare altri costi non previsti, altro lavoro, spendere altre risorse, per la ri-allocazione delle frequenze dei canali assegnati magari solo a metà dello scorso anno. In pratica nessun editore può oggi sapere se potrà continuare ad operare sul canale che gli è stato assegnato, quindi pensare di continuare ad investire in tecnologa, magari investendo sul T2 è piuttosto anacronistico.

Chi vede e prevede

Abbiamo poi colto il sentore che... “in pratica, a switch off avvenuto il mercato dell'alta frequenza in Italia sarà paralizzato, prima di tutto perché gli impianti e le attrezzature sono completamente nuove, quindi ci si aspetta un arco di vita piuttosto lungo, e secondo perché nel momento in cui effettivamente dovrà entrare in atto la “rottamazione” del secondo canale digitale, il mercato verrà inondato da un sacco di apparati nuovi, solo apparentemente usati, che verranno reimmessi nel gioco. “Per le aziende di questo settore se non hanno un mercato anche all'estero ne risentiranno parecchio.”

Difficoltà che sono di assetto, di mercato, generalizzate anche per i grandi gruppi che ci sono da vent'anni.

Alcune delle aziende interpellate di questo settore stanno addirittura “facendo da banche” per alcuni editori, completando le forniture di apparati AF senza alcuna certezza di rientrare nei crediti o comunque di doverli dilazionare su un arco molto lungo di tempo.

Un pronostico?

Chi ha accettato di fare un pronostico ha espresso la quasi certezza che assisteremo alla metamorfosi della configurazione, da “semplice broadcaster” a “network operator” per i broadcaster nazionali e i grossi gruppi. Sopravviveranno solo uno o due editori per regione, sempre che riescano a raccogliere la pubblicità persa per strada da chi non ce l'ha fatta.

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Rete SFN fai da te? Ahi, ahi, ahi!

“Ho comprato diversi prodotti di differenti marchi perché mi hanno detto che andavano bene in SFN e ora siamo fermi”. Primo problema: chi chiamare per farsi risolvere il problema?

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La voce fuori campo della tv ancora accesa commenta: “Abbiamo appena trasmesso il discorso del presidente sulla condizione della nostra nazione”. La camera con un movimento all'indietro descrive nella stanza quelli che prima erano gli spettatori, ora tutti suicidatisi e con le pistole ancora che fumano! Una vecchia gag di Benny Hill che può forse essere applicata al mercato dell'alta frequenza in Italia al momento, così come descritto in questo articolo.

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L'unica certezza è ancora l'incertezza. Ma il vero problema rimane far funzionare gli apparati che alcuni hanno già in casa...

“Alcuni clienti si trovano tra le mani apparati che non sono in grado di utilizzare e sono costretti a ripiegare chiedendo soccorso ai costruttori più noti.”

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