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"Riportiamo in vita i dinosauri": Adolfo Guzzetti AGVIDEO

"Riportiamo in vita i dinosauri": Adolfo Guzzetti AGVIDEO

L'annoso problema degli archivi video e il loro delicato recupero.

In sessant'anni di televisione "pubblica" e in 35 di "commerciale o privata" sono state girate e registrate quantità di immagini che risulta impossibile quantificare. Milioni di programmi televisivi e video si sono accumulati per decenni in archivi polverosi e su decine di formati assai diversi per natura, in elettronica o pellicola. E poi i cineasti sommersi, i musei con la documentazione, gli enti pubblici con le memorie audiovisive e via dicendo. In pratica ad oggi esiste un sottobosco di programmi che hanno visto pochissimi passaggi televisivi e materiali inediti preziosi che il pubblico non ha mai visto o visto molto poco e vorrebbe rivedere.


I nuovi media, come la tv on demand, la visione su dispositivi portatili in mobilità potrebbero avvantaggiarsi anche di questi contenuti che sono a rischio.
La conservazione di questo materiale spesso preziosissimo e d'autore è costosa, delicata, richiede competenze e i grossi magazzini di stoccaggio devono avere caratteristiche controllate di temperatura, di umidità, polvere, devono essere gestiti, organizzati, bisogna creare un database altrimenti è impossibile sapere cosa vi è conservato e tempo per reperire quel determinato programma e via dicendo.
Un eventuale restauro -poi- di questi materiali preziosi è un'operazione lunga, costosa, delicatissima che richiede competenze in esaurimento e apparati particolari a volte che, ad oggi, molto spesso rendono il recupero difficilissimo dove non impossibile.
Organismi di prestigio, per dirne solo alcuni, come il Teatro alla Scala, il Teatro Regio di Torino, Il Teatro Regio di Parma, e poi i Consigli di Amministrazione, i Sindaci, i Presidenti di Regione e di Provincia, di enti pubblici e privati, spesso non considerano per nulla il valore inestimabile di queste opere che sono un enorme patrimonio storico che va perduto ogni giorno.
In provincia di Varese, a Gallarate, un piccolo studio, AGVIDEO, di Adolfo Guzzetti è impegnato in prima linea in una duplice crociata, da un lato di sensibilizzazione proprio verso chi è responsabile di questi archivi e di tutti coloro che in qualche modo potrebbero pensare di mettere a bilancio dei soldi per questa importante iniziativa. Dall'altro la AGVIDEO ha raccolto una serie di competenze, di apparati e di persone che sono in grado di effettuare il restauro anche su materiali dove il restauro è quasi impossibile.
Adolfo Guzzetti dice: "L'dea è quella di dare un futuro ad archivi storici recuperando materiali audio/video d'epoca, trascrivendo i contenuti con apparecchiature broadcast oggi oramai di non facile reperibilità. Siamo una piccola realtà artigianale, che riesce, a volte con grande testardaggine, a recuperare nastri e pellicole che sicuramente andrebbero buttati. I processi di lavorazione sono tecnicamente molto complessi a volte -e l'esempio è quello dei nastri di marca Scotch 3M- che hanno sotto la flangia una spugna incollata. Con il passare degli anni questa spugna si scioglie letteralmente e si distende sul nastro diventando una sostanza mielosa del tutto particolare che si va anche a inserire tra le spire dei nastri, rendendolo inutilizzabile e non leggibile sui videoregistratori da 1" Pollice e 2" Pollici."
Qui deve entrare in campo la buona volontà, competenza e malizia che hanno permesso di recuperare molti nastri come quelli per conto della Fondazione Enzo Regusci.
Enzo Regusci, pioniere della televisione d'oltralpe, la RSI, Radiotelevisione Svizzera Italiana fu il primo operatore e poi negli anni successivi, mise in piedi a Milano, in via Col di Lana, gli studi di Tele Monte Carlo. La quasi totalità dei nastri sono di vecchie trasmissioni di TMC, con registrazioni di trasmissioni con Funari, Macario, Montanelli, Brera, Bramieri e molti altri personaggi del mondo dello spettacolo e della televisione.

Problemi
Le problematiche inerenti al recupero dei nastri audio/video, sono moltissime e spesso dovute al fatto intrinseco del supporto, infatti su una base "plastica", chiamata mylar viene spalmato uno strato misto di ossido ferrico (Fe2O3) e/o biossido di Cromo (CrO2): materiali con un'elevata permeabilità magnetica e quindi un'elevata capacità di "memorizzare" le variazioni di flusso magnetico audio e video.
Con il passare degli anni, le tecniche costruttive dei supporti sono variate, in funzione della qualità che si voleva ottenere, per una migliore resa audio/video.
Tutto questo ha comportato uno "strano" modo di gestire i programmi televisivi e di conseguenza di tutto quanto concerne la memoria storica delle trasmissioni televisive in genere.

Infatti negli anni '70 venivano utilizzati in TV supporti video come ad esempio in nastro da 2" Pollici, la cui capacità di registrazione, al massimo durava 1 ora e 30 minuti, per l'incredibile peso di circa 22 Chilogrammi.
Con il passare degli anni questi videoregistratori Broadcast sono usciti di produzione e molte aziende, con AMPEX, BOSCH e altre non esistono più.
Il problema del recupero di tali registrazioni quindi è almeno duplice, quello di recuperare gli archivi storici televisivi, gestire i diritti inerenti e dover disporre di molte macchine funzionati di diversa natura ed epoca, costose, ingombranti, i cui ricambi non esistono quasi più, per poter leggere questi nastri.
Il problema è ancora più complesso perché per rimettere in funzione e mantenere operativi tali apparati servono competenze tecniche ormai sparite e i tecnici che le conoscono hanno sulle spalle trentanni di attività e quindi non sono certo giovanissimi.
Quindi le difficoltà sono sia nei nastri che propongono problematiche di natura fisica, supporti che si sgretolano, sciolgono e informazioni registrate che si cancellano e dall'altro le macchine in grado di leggere tali nastri che spesso sono da trovare, da riparare, con schemi elettrici e componenti che non si trovano, da gestire con grande manutenzione e poi alcuni nastri vanno passati prima letteralmente a forno, sennò il nastro si sfalda.

Guzzetti sottolinea: "Vogliamo dare voce al passato per riempire canali vecchi e nuovi, in emissione tradizionale, on demand e anche il web. I problemi sono sempre tantissimi, per esempio una macchina da 1" pollice esiste in standard A, in standard B, in standard C, oltre all'IVC che su questo tipo di nastro ha "inventato un suo standard" e poi i 2" pollici, i D2 e i D1, il separato magnetico 16 e 35 mm e la pellicola con l'ottico, i nastri magnetici da ¾, ¾ high band, utilizzati in tv andavano benissimo e quindi molto materiale è registrato in tali formati. Oggi molti hanno archivi che non sanno come recuperare non sanno dove trovare un artigiano del video e sarebbe interessante portare a conoscenza di tutti che una struttura come la nostra si occupa esclusivamente di questo."

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Mentre si pensa al da farsi, si solleva la polemica e si rimbalzano le responsabilità, gli archivi a nastro dei programmi tv del passato muoiono lentamente. Si tratta di un parco di programmi preziosi che la AGVIDEO è in grado di recuperare.

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Reperti storici preziosi in video che non aspettano che gli uomini decidano come restaurare, perché si rischia che parte del nostro "sapere", non ancora recuperato, vada perso in modo irreparabile.

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Inoltre, per recuperare e restaurare programmi tv e video del passato che languono negli archivi esiste prima di tutto il problema della conoscenza delle vecchie apparecchiature che ad oggi e concentrata ai pochi professionisti. Si tratta di persone ormai di una certa età che possono tramandare alle nuove generazioni il sapere e le malizie per riparare e manutenere le apparecchiature analogiche del passato.

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