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Segalazione dalla Free Lance International Press - lettera a Mario Monti

Al Presidente del Consiglio Mario Monti Presidenza del Consiglio dei ministri Palazzo Chigi Piazza Colonna 370 00187 Roma

e p.c. Ministra della giustizia. Paola Severino Ministero della giustizia via Arenula 70 - 00186 Roma
e p.c. Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Via Veneto, 56 - 00167 Roma

Gentile Presidente del Consiglio

La nostra associazione nacque a dicembre del 1994 per dare dignità economica e professionale ad una nuova figura, allora emergente nel nostro Paese, quella del giornalismo free lance. All’inizio ci rivolgemmo all’ordine ed al sindacato perché la categoria venisse presa in maggiore considerazione. Le promesse furono tante, il risultato zero. Scegliemmo allora la via più difficile: quella di andare avanti per la nostra strada, con dignità e coerenza , senza ascoltare il canto delle sirene. Oggi gli iscritti all’Inpgi 2, la previdenza dei free lance, sono quasi il doppio di quelli all’Inpgi 1, la previdenza dei giornalisti con contratto a tempo indeterminato. Il rapporto numerico tra i lavoratori autonomi ed i contrattualizzati si è quindi rovesciato a favore dei primi, per non parlare, in aggiunta, dei tantissimi free lance non iscritti all’ordine che alle volte superano, in professionalità , gli stessi iscritti.

Ci permettiamo di illustrarLe un piccolo quadro succinto della situazione dell’informazione nel nostro Paese.

COME SI DIVENTA GIORNALISTA IN ITALIA

Nel nostro Paese per chi volesse fare giornalismo La legge prevede diverse opzioni : l’iscrizione all’albo dei giornalisti pubblicisti, a quello dei giornalisti professionisti e a quello per la direzione delle testate tecnico scientifiche.

  • A) Per essere iscritti nell’elenco dei “giornalisti pubblicisti” la pratica comporta l’aver scritto articoli in modo continuativo per circa due anni e aver pubblicato articoli il cui minimo varia da regione a regione (l’ordine dei giornalisti del Lazio e Molise ne richiede 70, quello della Liguria 370). I candidati all’iscrizione devono dimostrare che gli articoli sono stati pagati dall’editore per poter accedere all’esame per l’iscrizione. La realtà è quella di uno sfruttamento dilagante. Le grandi testate pagano gli articoli con ritardo di mesi e con cifre irrisorie. Le testate minori non pagano, e se l’aspirante pubblicista vuole procedere, nonostante tutto, per l’iscrizione, è costretto a pagare da se le tasse su ogni articolo pagato fittiziamente dall’editore e che competerebbero a questo ultimo. C’è poi da fare l’esame che comporta una spesa non indifferente. Una volta iscritti non è possibile al pubblicista eccepire il segreto professionale avanti al giudice. La quota annuale di iscrizione all’albo varia da regione a regione e va da un minimo di 100 euro ad un massimo di 150 euro. Gli iscritti sono circa 80.000. Da rilevare che nei due anni precedenti l’iscrizione i praticanti esercitano lo stesso lavoro degli iscritti ma privi di tessera.
  • B) Per essere ammessi nell’elenco dei “giornalisti professionisti” bisogna essere assunti in redazione con un contratto e, dopo due anni, si può accedere all’esame. La differenza con i pubblicisti è che , diversamente da questi ultimi, i professionisti lavorano a tempo pieno presso le redazioni. Possono eccepire il segreto professionale e, qualora licenziati, possono usufruire della cassa integrazione. Il contratto che è a tempo indeterminato è abbastanza vantaggioso. La tipologia di lavoro presta il fianco a notevoli privilegi. I professionisti Sono circa 12.000 e hanno il controllo del sindacato unico, dell’ordine

e della cassa di previdenza. La quota di iscrizione annuale è leggermente superiore a quella dei giornalisti

pubblicisti.
C) Esiste poi la via dei corsi di giornalismo riconosciuti dall’ordine e delle facoltà con indirizzo giornalistico,

mediante i quali e, previo esame di ammissione, si accede all’iscrizione all’albo dei professionisti. I costi per tali corsi e scuole, soprattutto quelli tenuti da istituzioni private, risultano particolarmente elevati. Ci risulta che una scuola di giornalismo a Milano è addirittura sponsorizzata dall’ordine della lombardia se non addirittura controllata. Non abbiamo approfondito: allora la domanda ci viene spontanea: può un’istituzione che ha una funzione pubblica, quella di ustodire l’elenco degli iscritti, promuovere una scuola privata?

D) Infine v’è un elenco speciale, sempre tenuto dall’ordine, nel quale sono iscritti i direttori delle riviste tecnico-scientifiche . Non ci sono prove da sostenere, basta la dichiarazione. Gli iscritti sono circa 8.000 e la quota per l’iscrizione ed il rinnovo annuale nell’elenco speciale è abbastanza rilevante.

LA FILIERA DELL’INFORMAZIONE

La filiera dell’informazione in Italia è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe avvenire per una sana informazione.
In pratica avviene che l’aspirante giornalista, sfruttato e malpagato, per esigenze economiche, diremmo noi di sopravvivenza, aspira all’assunzione. In questa fase, il clientelismo, il nepotismo, la semiprostituzione e la corruzione governano incontrastate. Nella fortunata ipotesi si riesca ad essere assunti, va da se che non si scriva contro il proprio editore (benefattore), si perderebbe un ottimo contratto, per di più a tempo indeterminato. Con tali presupposti , però , l’informazione non è più a tutto tondo. Il più delle volte è veicolata da interessi che esulano dall’etica professionale del giornalista. In pratica quest’ultimo è né più, né meno, un impiegato dell’editore. Superfluo fare riferimento ai conclamati codici deontologici.

Proseguendo per la filiera, c’è da rilevare l’esistenza di lauti finanziamenti pubblici all’editoria accordati dai politici, finanziamenti che falsano non di poco il mercato. Ovviamente ciò è un’ occasione ghiotta per gli editori. Si assiste così ad uno strano sodalizio composto da politici, editori ed industriali che forniscono pubblicità, creato per interessi coincidenti: costoro vengono a fondersi dando vita ad un gruppo di potere al quale il giornalista è asservito e ciò non giova né alla trasparenza, né alla collettività, né alla democrazia.

L’ORDINE DEI GIORNALISTI, IL SINDACATO E LA PREVIDENZA

Tra quote, esami,iscrizioni, certificazioni etc. l’ordine dei giornalisti percepisce almeno 20 milioni di euro l’anno, gestisce immobili mediante la cassa di previdenza , insomma rappresenta una corporazione di tutto rispetto. A far la parte da leone sono i circa 12.000 giornalisti professionisti che, oltre il contratto a tempo indeterminato , possono usufruire della cassa integrazione e che nulla hanno mai fatto a favore dei giornalisti autonomi, considerati i “ruba lavoro”. I circa 80.000 pubblicisti hanno solo la magra consolazione di poter essere nominati direttore di testata , (cosa che potrebbe essere demandata a chiunque, come si fa nelle altre parti del mondo. Abbiamo oltre 150.000 tra leggi e regolamenti e, crediamo, possano essere sufficienti a controllare chi dirige un giornale) e rimpinguare le casse della previdenza (Inpgi 2) resa esangue , a suo tempo, da una gestione “poco accurata”. Recuperare legalmente gli eventuali crediti dall’editore per costoro è impresa proibitiva. Il compenso, inoltre, non è assolutamente commisurato alla prestazione.

Inutile parlare oltre di questo inutile carrozzone monopolista , unico al mondo, che mediante il discutibile riconoscimento delle scuole di giornalismo e specializzazioni universitarie, allunga i suoi tentacoli cancerogeni su tutto il Paese e è campione di ipocrisia. Al vice-presidente della nostra associazione, Antonio Russo, ucciso in Georgia nel 2.000 mentre indagava sulla tragedia cecena per conto di una emittente radio, pluripremiato per la professionalità (Il suo nome appare ad Arlington, presso il Museo della Stampa di Washington, inciso nella lapide dei Martiri, insieme a quello di altri 25 giornalisti scomparsi nel 2000) fu intimato dal presidente dell’ordine dei giornalisti del tempo di non farsi appellare “ giornalista” in quanto “iscritto in nessun albo dell’ordine”. Paradossalmente, qualche anno dopo la sua uccisione, dovendo consegnare il Presidente della Repubblica un premio alla sua memoria , si presentò a riceverlo il Presidente dell’ordine del tempo, Del Boca, il quale si profuse in un grande elogio per il “collega” ucciso.

LA NOSTRA PROPOSTA: UNA RADICALE RISTRUTTURAZIONE DELLA FILIERA DELL’INFORMAZIONE

La nostra associazione, apartitica e di settore, è nata 16 anni fa per cancellare quest’anacronismo. Per una democrazia sana la collettività ha bisogno di altrettanta informazione sana. Di veri giornalisti che svolgano veramente la funzione che gli è demandata : quella di occhio vigile della collettività.

L’editore è un imprenditore, e come tale, ha il diritto di scegliere come propri collaboratori chi ritenga più idoneo alla sua impresa. Il successo è in base al riscontro positivo da parte dei terzi, va da se che i finanziamenti pubblici ne falserebbero la posizione nel mercato. La vera informazione è fornita da professionisti, autonomi e non geneticamente ricattabili, che propongono il frutto della professionalità al miglior offerente, alla testata che propone l’offerta economica più vantaggiosa, come negli altri comparti produttivi. Negli altri Paesi esistono associazioni di professionisti dell’informazione le quali pensano esse stesse a vendere, direttamente, il lavoro in nome e per conto dei propri soci. Liberi i giornalisti di iscriversi all’associazione che preferiscono.

Siamo convinti che il tempo ci ripagherà di questa nostra coerenza.

Restiamo a sua disposizione per qualsivoglia chiarimento, informandoLa sin da ora che saremmo onorati di contribuire ad una ristrutturazione radicale del comparto qualora ce lo richiedesse.

Con stima,

Virgilio Violo

(Predidente della Free Lance International Press)

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Roma 27-12-12011

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