La ripresa dell'economia digitale parte dai Comuni

di Marco Liss – NEMO S.r.l.

Nell'attesa ormai estenuante (e con il rischio che si trasformi in disattesa) delle nuove norme e regolamenti che dovranno dare un indirizzo allo sviluppo digitale del Paese, è forse il caso che i comuni, le comunità aggregate nel territorio, comincino a pensare seriamente a far da sé.


In questo clima di annunci del "fare" va tenuto in conto anche l'accavallarsi della vicenda dello scorporo della rete di Telecom Italia, che influirà di certo sulle tasche degli Italiani con nuovo debito e problemi sociali non indifferenti (se risultasse vero che 22.000 dipendenti dovrebbero passare alla nuova società e anche gran parte del debito di TI) pur non conscendo quali saranno i risultati operativi raggiungibili per dare una accelerazione significativa all'economia del paese; Di conseguenza, i Comuni devono riconquistare un ruolo programmatorio e di animazione per lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione locali poiché senza di queste non c'è agenda digitale che possa vedere la luce.
Diverse Regioni hanno già recepito nelle loro leggi regionali alcun principi ispiratori dell'Agenda Digitale che, se ben calati nei regolamenti comunali, potranno dare stimolo a una reale nuova economia basata sulla realizzazione delle infrastrutture.
Ad esempio la Regione Lombardia, con la L.R. 7 del 18 Aprile 2012, al Capo II e Capo III affronta il tema della disciplina del sottosuolo e della realizzazione delle infrastrutture per la diffusione della Banda Ultra Larga.
Se si prende questa L.R. lombarda all'art. 44 "Obbligo di posa di condotti verticali e orizzontali per la fibra ottica", il comma 1 recita esattamente: "Dalla data di entrata in vigore della presente legge, la pre­sentazione di progetti per la realizzazione di edifici di nuova co­struzione, anche a seguito di demolizione e ricostruzione, preve­de l'installazione di condotti verticali destinati all'alloggio di cavi in fibra ottica".
Ai commi successivi: "2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, la pro­gettazione delle aree di nuova espansione edilizia e di arterie stradali di nuova costruzione o soggette al rifacimento del fondo stradale prevede la realizzazione di condotti tecnologici multi­funzionali destinati ad ospitare, tra l'altro, i cavidotti per la fibra ottica e le reti per il trasporto dell'energia termica.
3. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, nella realizzazione di nuove infrastrutture per l'illuminazione di aree pubbliche o soggette ad uso pubblico, sono adottate modalità attuative funzionali ad ospitare apparati per le telecomunicazio­ni e la sicurezza".

Ora la domanda è: i nuovi regolamenti edilizi e del sottosuolo dei comuni lombardi hanno recepito le norme introdotte da questa legge regionale? E nel resto del Paese cosa stanno facendo le altre regioni?

Gli strumenti legislativi comunque non mancano, le carenze semmai si possono trovare nell'assenza di strumenti di coinvolgimento delle comunità nella realizzazione delle politiche infrastrutturali, sebbene l'intero titolo terzo della Costituzione contempli questa possibilità (art.43, 45, 46, 47). Non è cosa da poco poiché è importante trasmettere ai decisori politici locali, che possono disporre di strumenti nuovi e diversi se superano il paradigma che vede le telecomunicazioni legate solo e solamente ai grandi operatori. Le esperienze bottom up sono invece un punto di partenza interessante, già in uso in diverse comunità europee con grandi vantaggi sociali misurabili in PIL (1-1,5%) e occupazione con nuove professionalità e startup d'impresa. Significa in poche parole che realizzare una rete in fibra ottica e wireless può essere un affare di una impresa locale, una cooperativa sociale locale, di un consorzio cooperativo, dove la progettazione, le competenze, la manovalanza, le idee, fanno di sicuro già parte del tessuto economico della comunità. Anche questo vuol dire creare Smart Cities.
La pubblica amministrazione è bene che svolga il ruolo di supporto e animazione dell'azione culturale e innovativa, l'intrapresa deve rimanere in mano ai soggetti privati organizzati sotto forma di no-profit oppure in società di capitali come un provider locale molto presente nel territorio che può generare nuova occupazione, specialmente giovanile e femminile.
Quali sono i compiti della PAL in questo progetto? Innanzitutto mettere a disposizione la conoscenza del sottosuolo mediante un catasto organizzato delle reti proprie e di terzi, o perlomeno individuare alcune situazioni sulle quali può avere una conoscenza diretta, ad esempio:
- a chi è in carico la gestione della rete fognaria.
- se esternalizzata, verificare se è possibile all'interno della convenzione ottenere il permesso di utilizzo per l'infrastruttura in fibra ottica
- proprietà rete illuminazione pubblica
- reti abbandonate
- reti di altri operatori
- se esistono convenzioni per l'accesso ai tralicci degli operatori mobili
- disponibilità di reti altre di proprietà, tipo tubazioni acque chiare dismesse, tratte di vie d'acqua per irrigazione, terreni in cui sia possibile scavare tracce per segmenti di rete.

Inoltre devono assolutamente provvedere a recepire nel regolamento del sottosuolo tutte le nuove disposizioni inerenti alle nuove metodologie di scavo quali micro e mini trincea e per il ripristino del manto stradale.

Posto in essere queste piccole azioni, il passaggio successivo è coordinare il tavolo degli stakeholders in cui individuare i soggetti interessati alla costruzione e alla successiva gestione dell'iniziativa.

Su cosa si regge l'investimento, quali sono le economie generabili da tale azione? Queste domande sono d'obbligo per qualunque intrapresa e devono essere minuziosamente elaborate. In questo spazio non è possibile entrare nel dettaglio, ma è sufficiente individuare alcun elementi cardine:
Crisi o non crisi esistono per lo meno due comparti che non ne risentono: energia e telecomunicazioni
Ogni mese i cittadini mettono mano al portafoglio per pagare la loro connettività Internet
Esiste un'idea di massima di quale sia il valore economico generato dalle telecomunicazioni nella vostra comunità?
Esiste un'idea di massima del tempo medio di permanenza sul territorio del denaro speso per la connettività prima che se ne vada altrove (generazione del valore)?

Se non si hanno risposte a queste domande allora è il caso di fare delle simulazioni ed entrare nel dettaglio con queste pochi voci da riempire:
Numero dei nuclei famigliari (valore da considerare: 80% del totale)
Numero di imprese suddivise per dimensione micro e pmi, grandi aziende
Valore di spesa medio per famiglia per connessione ADSL €. 300/anno
Valore di spesa medio per impresa €. 500 - €5000 con servizi voce compresi

Con questi valori che è possibile sommariamente calcolare, si può ottenere un'idea di massima del volume d'affari generato dal comparto, senza considerare ulteriori valori nascosti dovuti a servizi speciali in settori verticali, quali sanità, educazione, sicurezza, finanza, operatori mobili.

Qui si vuole solo mettere la mosca nell'orecchio dell'Amministratore pubblico, suggerire un modo nuovo di rilanciare l'occupazione locale e l'economia, garantendogli che il comparto TLC dei piccoli e medi operatori è l'unico che in questo periodi di crisi cresce a due cifre (dati Telecom National Wholesale Servicies).

Come Associazione Assoprovider (www.assoprovider.it), no-profit che raggruppa i provider Internet italiani, da diverso tempo seguiamo lo sviluppo delle azioni bottom up delle reti di telecomunicazioni e affianchiamo con la nostra associazione le Pubbliche Amministrazione Locale nello studio di progetti con diverso grado di complessità (per informazioni: info@assoprovider.it).